Il Tirreno

Pontedera

in viale africa 

Generazioni legate dal Covid nel palazzo della speranza

Andreas Quirici
Generazioni legate dal Covid nel palazzo della speranza

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PONTEDERA. «Maria, Carlo». E poi: «Paola e il marito Umberto». L’addetto dell’Asl si affaccia e pronuncia i nomi di chi è sulla lista delle prenotazioni per rispettarne la privacy. Ogni volta, i nati tra il 1941 e il 1944 si girano per capire se riusciranno ad anticipare quello che sembra l’unico sistema per uscire da questo incubo.

Ai piani superiori c’è movimento. Gli studenti del liceo Montale fanno lezione nelle classi della sede distaccata per far fronte all’emergenza di spazi. Scene di un sabato mattina particolare al Palazzo blu in viale Africa a Pontedera. Anziani al piano terra in attesa del vaccino anti-Covid. Giovani in alto si preparano alla vita studiando e diventano grandi.

Il Covid lega le due generazioni. Nonni e nipoti. I primi col rischio di ammalarsi e subire le conseguenze più gravi della pandemia. I secondi obbligati all’isolamento in un’età in cui la socialità diventa essenziale, quasi come respirare.

Tutto questo non può che far pensare di essere di fronte al “palazzo della speranza”.

Sul piazzale, infreddoliti dalla tramontana, ci sono gli accompagnatori dei “vaccinandi”. Figli e nipoti di anziani che aspettano l’uscita dei loro cari in un silenzio che dilata i tempi. Tra rilevazione della temperatura, fogli da compilare e firmare, iniezione e il quarto d’ora da seduti su una sedia per evitare che un improvviso malore li colga impreparati, passa più o meno una mezzora. Ma sembrano molti di più per chi ha in testa solo che i genitori o i nonni siano protetti da questo mostro che sta falcidiando proprio quelli a cui vogliamo più bene e che sono, in realtà, i meno robusti di fronte alla tempesta del virus.

Pensieri in testa come nel frullatore, mentre tre ragazzine siedono su una panca del bar di Palazzo blu mangiando crackers e bevendo Estathé rigorosamente nel brick. Sembrano lontane da quel che accade a poca distanza da loro. Ma con lo sguardo cercano le persone in fila. E capisci che anche loro nutrono la speranza di chi ha voglia di tornare alla propria vita, senza dover affrontare di nuovo la didattica a distanza. Come, invece, avverrà da domani, quando le scuole chiuderanno per l’entrata in vigore della zona arancione rinforzata. —

Andreas Quirici

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