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Il paradosso di una frazione: spaccata a metà dai colori delle zone Covid

Marco Sabia
Patrizio Liotta. Lucia Rovini, Antonietta Lombardi, Dimitri Rinaldi, Ginevra Costagli e Silvio Pucci
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Patrizio Liotta. Lucia Rovini, Antonietta Lombardi, Dimitri Rinaldi, Ginevra Costagli e Silvio Pucci

A Ponte a Elsa, paese diviso tra i comuni di San Miniato ed Empoli, negozi chiusi e altri aperti a pochi metri: «È caos anche per scuole e servizi»

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Se fosse un film, potrebbe essere “La sottile linea rossa”. Oddio, senza combattimenti fra americani e giapponesi, però il titolo ci sta. Perché la situazione che si sta vivendo a Ponte a Elsa è paradossale: frazione divisa fra due Comuni (Empoli e San Miniato) e fra due province (Firenze e Pisa), questo territorio da lunedì scorso è inoltre diviso tra la zona rossa della parte sanminiatese e quella arancione (almeno per il momento) del lato empolese. A fare la differenza è il fiume Elsa, più precisamente il ponte che se percorso conduce all’agglomerato sanminiatese, dove è vietato anche uscire di casa fatta eccezione per motivi di salute, di lavoro o situazioni di necessità.

Una situazione kafkiana: saloni di parrucchiera aperti prima del ponte e chiusi dopo, come se il contesto epidemiologico e di rischio cambiasse. D’altronde la Toscana dai mille campanili è anche questo.

Ma a rimetterci sono commercianti e artigiani, “prigionieri” della zona rossa: «È difficile da accettare – spiega Antonietta Lombardi, estetista titolare di Maty Lo – che io sul lato saminiatese debba star chiusa e chi lavora dall’altra parte no; così facendo, oltre a rimetterci nei guadagni, perdo anche le clienti. È un paradosso burocratico: cosa cambia fra prima e dopo il ponte?».

Da parziale contraltare glielo fa Graziella Calzature, che ha la “fortuna” di trovarsi sul lato empolese: «C’è tanta confusione – sottolinea Ginevra Costagli – noi siamo aperti ma le persone non vengono perché credono che tutta Ponte a Elsa sia zona rossa. Mi dispiace per gli altri negozi che sono dall’altro lato, costretti a tenere chiuso. Ma anche noi che siamo aperti non riusciamo a coprire le spese, nemmeno con l’online». Il titolo di tutta questa vicenda potrebbe fornirlo Lucia Rovini, che ha una lavanderia sul fronte sanminiatese. Quando ci incontra, ci dice: «Tra ieri e oggi, siete i primi che vedo qua dentro. Fin quando eravamo in zona arancione abbiamo lavorato, magari smaltendo l’arretrato. Ma adesso la situazione è triste, non si vede passare nessuno».

Sensazioni confermate da Dimitri Rinaldi, titolare del Blue Bar (lato San Miniato): «Da lunedì ho già visto la differenza, la gente è chiusa in casa. E io ho dei clienti della zona arancione che non possono venire. Si lavora solo con l’asporto ma mi chiedo per quanto si possa continuare».

I paradossi, inoltre, non finiscono qui: «Serve buon senso – aggiunge Silvio Pucci, titolare del suo alimentari – perché sul lato empolese ci sono servizi che dalla nostra parte mancano. Inoltre i bambini che vivono in zona rossa possono andare a scuola in zona arancione ma quelli che vivono in zona arancione ma frequentano strutture in zona rossa si trovano la scuola chiusa».

«È assurdo – rimarca Patrizio Liotta – dover andare dal parrucchiere a Empoli facendo così uno spostamento più lungo rispetto a quanto avremmo fatto se non ci fosse stata questa divisione. E poi, soprattutto, così si dividono le famiglie».

C’è anche chi non vede grosse differenze, come Federico Guardini del ristorante Da Sante: «Arancione o rosso, io incasso forse il 10% di quello che incassavo prima». Quindi che fare? Niente, a parte rispettare le regole e aspettare. —

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