Il presidio
Il ponte ciclopedonale per la Fiab è solo una fantasia
Carminati: «I fondi che i sindaci di Cascina e Vicopisano pensano d’intercettare devono servire alla ciclopista dell’Arno»
CASCINA. In questi giorni, dopo una segnalazione di Paola Viegi, ex consigliera comunale, è tornata alla ribalta la storia del ponte ciclopedonale. «È una fantasia salutata oggi con favore dai sindaci di Vicopisano e Cascina, i quali per realizzarla si prefiggono di utilizzare i fondi regionali della ciclopista dell’Arno. Peccato però che i fondi regionali debbano servire appunto a completare la ciclopista dell’Arno, progetto che tanto sulla sponda di Cascina quanto su quella di Vicopisano è ancora molto indietro», commenta Carlo Carminati della Fiab (Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta).
«L’idea bislacca di dirottare i fondi per la ciclopista dell’Arno sul progetto di un ponte a Uliveto risale all’amministrazione di Alessio Antonelli, ma era stata poi giustamente rottamata da Gino Logli che, durante il suo breve mandato di assessore a Cascina, aveva riportato il finanziamento regionale alla sua destinazione naturale», aggiunge. Secondo Carminati, negli ultimi anni Cascina e Vicopisano «hanno mostrato ben poco interesse per la mobilità ciclistica, tanto che hanno perfino omesso di realizzare percorsi ciclopedonali a norma in occasione della recente ristrutturazione dei ponti di Caprona e Lugnano, in spregio all’articolo 13 del Codice della strada».
Per completare la ciclopista dell’Arno, una delle infrastrutture strategiche regionali, «bisognerà lavorare ancora molto, e soprattutto meglio. Basti pensare che, nonostante il ramo principale della ciclopista passi sul versante di Cascina, qui il Comune ha progettato buona parte del suo tratto con fondo inghiaiato, come un qualsiasi viottolo per passeggiate domenicali. Sarebbe opportuno investire le risorse disponibili per realizzare piste a norma, asfaltate e illuminate, in modo che queste opere siano utili sia per la mobilità quotidiana che per il cicloturismo: il modello da seguire dovrebbe essere quello della ciclopista del Trammino di Pisa. Non disperdiamo energie inseguendo progetti velleitari che, in assenza del resto dell’infrastruttura, hanno ben poche speranze di vedere la luce», conclude Carminati. –
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