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Simbologia e identità del cencio dei sogni Benedetta si laurea con una tesi sul Palio
La 23enne fucecchiese neo dottoressa all’Accademia delle belle arti con 110 e lode: «Vessillo essenza della comunità»
emozioni e storia
Che il giovane Palio di Fucecchio – nato 40 anni fa – sia sempre di più nei cuori dei fucecchiesi, si vede anche da piccole/grandi cose come questa: Benedetta Chiari, 23enne fucecchiese, si è da poco laureata con 110 e lode all’Accademia delle belle arti di Firenze con una tesi che verteva sulla simbologia e sull’araldica del Palio di Fucecchio.
Benedetta è la tipica esponente della “generazione Palio”, cioè quei giovani (nati dagli anni Novanta in poi) che sono cresciuti in una società civile dove i riti e le simbologie del Palio sono parte integrante della quotidianità.
La tesi triennale di Benedetta – che nel frattempo si è iscritta alla specialistica – si intitola: “Palio di Fucecchio – ricostruzione di un’identità collettiva”. Perché se è vero che i colori delle contrade – scelti nel 1981 – non hanno una base prettamente storica, alla fine sono entrati nell’anima dei contradaioli, così come i simboli.
«La simbologia – racconta Benedetta – si associa alle caratteristiche del territorio, alla loro anima. Ogni emblema simboleggia la storia della contrada, se si analizzano gli stemmi è evidente. Poi col passare del tempo la simbologia si è perfezionata, così come i colori, che hanno assunto sfumature diverse».
Benedetta, inoltre, ha intervistato molti artisti che hanno realizzato l’agognato cencio, cioè il drappo di stoffa dipinto che va in dono alla contrada vincitrice. Perché a Fucecchio c’è un detto, che più o meno recita: “Il cencio mi va bene anche bianco”, nel senso che basta vincere. Però, come ha dimostrato Benedetta, dietro la sua realizzazione c’è un mondo nascosto: «Parlando con questi artisti, ho visto come nasce un cencio e cosa c’è prima della sua presentazione. Alla fine quella è l’unica sera in cui Fucecchio è come se fosse una sola contrada che desidera quel drappo di stoffa, non si percepiscono alleanze e rivalità. Molti autori mi hanno raccontato di aver provato grande emozione e di portarsi dietro un bel ricordo di quei momenti, come se fossero stati travolti dalla passione dei fucecchiesi».
Nelle conclusioni della sua tesi, Benedetta spiega anche l’unicità del cencio: «Ma perché viene consegnato un prezioso drappo di stoffa dipinto e non un trofeo o una coppa? Si tratta di un vessillo che si muove al vento, si agita ed esprime tutta la sua forza. È qualcosa di diverso da un quadro. Rappresenta un preciso luogo ed un preciso tempo ed appartiene all’essenza di una comunità. Mentre l’opera d’arte è figlia di un artista, della sua cultura e del suo tempo, il Palio si nutre di noi tutti».
All’interno della tesi, c’è anche un altro aspetto particolare: Benedetta, che già fa la decoratrice, si è occupata del disegno e della realizzazione della nuova bandiera della contrada San Pierino, che prossimamente verrà svelata.
Ha avuto la fortuna di poter discutere la tesi in presenza, seppur con appena quattro contatti strettissimi. Ma di questi tempi non è poco, anzi. Infine in futuro una copia della tesi andrà ad arricchire l’archivio comunale. —
Marco Sabia
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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