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Parchi chiusi e divieto di fermarsi senza motivo su aree pubbliche
FUCECCHIO. No. A malincuore, ma no. L’Ac Fucecchio ha deciso di non prendere parte alla ripartenza del campionato di Eccellenza, fermo ormai dalla seconda ondata autunnale: entro ieri mattina le società dovevano comunicare la loro disponibilità a disputare un torneo che – tra l’altro – non comporterà retrocessioni ma solo una promozione in serie D.
E il Fucecchio, come ha spiegato il presidente Luca Lazzeri, ha detto di no: «In merito alla richiesta della Lega nazionale dilettanti sulla volontà di ciascuna società per la ripartenza del campionato di Eccellenza, il Fucecchio a malincuore sceglie di non ripartire, perché la situazione nel nostro territorio non è affatto sicura e nel nostro piccolo non vogliamo essere complici di un ulteriore peggioramento, con casi sempre più in crescita. Salute, famiglia, studio e lavoro adesso meritano la priorità. Non ripartire, perché un campionato di dieci partite con solo girone di andata, e senza retrocessioni, perde ogni logica sportiva competitiva. Non ripartire perché a porte chiuse il nostro calcio non ha alcun senso. Con la speranza di ritrovarci sul prato e sulle tribune del “Filippo Corsini” fra pochi mesi, più forti di prima, siamo certi di aver preso la decisione giusta».
In effetti Fucecchio ha numeri ampiamente da zona rossa e nei prossimi giorni potrebbero giungere inasprimenti delle restrizioni in tal senso; il calcio non contempla il distanziamento sociale e dover tamponare tutti ogni settimana, come da protocollo, diventa un iter snervante, se si pensa che si va a giocare davanti a tribune desolatamente vuote e certo senza le dirette televisive. La situazione attuale è la morte del calcio popolare e di paese, per farla breve. E nelle serie minori come l’Eccellenza non ci sono certi multimilionari contratti televisivi da dover in qualche modo rispettare.
Ovviamente c’è rispetto per chi ripartirà: «Non mi sento di puntare il dito. Certo, provo angoscia a pensare a venti ragazzi in uno spogliatoio, magari vicino a dirigenti anziani come i nostri. È una forzatura sotto tanti punti di vista, oltre ad un impegno economico ed organizzativo enorme. Saremmo stati in difficoltà se fossimo stati obbligati a partecipare ma per fortuna in questo paese possiamo scegliere. E per noi è meglio evitare e tornare più forti ad agosto, speriamo vaccinati». —
Marco Sabia
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