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Santa Croce premia le donne protagoniste nel volontariato e nell’associazionismo
Sindaca Deidda e assessora Braccini in tour per consegnare le targhe «Una presenza fortissima che merita il giusto riconoscimento»
in prima linea
In occasione della giornata internazionale della donna, lunedì 8 marzo la sindaca Giulia Deidda e l’assessora alle pari ppportunità Nada Braccini hanno consegnato alle donne delle associazioni santacrocesi un riconoscimento per l’impegno che hanno dimostrato nelle attività di volontariato durante la pandemia. Non essendo possibili iniziative che prevedano la presenza di tutte le persone coinvolte, la consegna è stata fatta “a domicilio”. Ecco le associazioni che hanno costituito le tappe di questo tour: Associazione Arturo, Associazione Nazionale Carabinieri, Auser, Avis Santa Croce sull’Arno, Avis Staffoli, Caritas, Cossan, Cuoiopelli, Fratres, Gruppi Carnevaleschi: La Lupa, La Nuova Luna, Il Nuovo Astro, Gli Spensierati, Istituto Culturale Islamico, Lupi Pallavolo, Misericordia, Pubblica Assistenza. «Sono state tante le donne che si sono date da fare fin dall’inizio di questa emergenza epidemiologica – spiega la sindaca Deidda –. Abbiamo voluto costruire questa iniziativa in modo corale, collettivo, perché è stata fortissima questa presenza, e sarebbe stato impossibile premiare singole persone. Alle associazioni consegniamo una targa che ha come destinatarie tutte le donne che ne fanno parte».
«Dopo un anno esatto dall’inizio della pandemia – aggiunge Braccini – riflettere su quanto questa abbia pesato sulle donne è un imperativo morale per le istituzioni. Chi si è occupato dei bambini rimasti a casa? Chi ha sacrificato la propria carriera in questa emergenza? Si sa, una famiglia sceglie di proteggere i redditi più alti. E se i redditi più alti sono sempre nella maggior parte dei casi quelli degli uomini, è automatico che si facciano fare sacrifici alle mogli, alle madri, alle figlie, alle sorelle. Non è giusto. E non soltanto per una questione di principio ma anche perché poi le conseguenze di questa tendenza si traducono in una minore indipendenza economica da parte delle donne e quindi in una maggiore debolezza nelle situazioni di violenza domestica». —
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