PECCIOLI. Ci sono mostri che non si vedono. Colpiscono alle spalle e distruggono tutto. Si portano via i ricordi di una vita, gli affetti, le persone. «Capita che svanisca anche la voglia di parlare, di dialogare con gli altri, di socializzare. Ci si chiude a riccio nella propria debolezza escludendo tutto il resto». Ilaria Bulleri ha 40 anni e lavora al centro diurno La Fenice, a Ghizzano, nel comune di Peccioli. La struttura è gestita dalla cooperativa sociale Il Cammino e si occupa di dare sollievo a persone svantaggiate. In modo particolare anziani colpiti da demenza senile. Uomini e donne che dimenticano i nomi dei figli, che si trovano spaesati nello stesso mondo in cui hanno vissuto per anni. Persone fragili. Che però possono rinascere. «Quando ho visto la loro reazione nei primi incontri sono rimasta sorpresa, non credevo ai miei occhi. Erano vivi, attivi, felici. Quei cani gli hanno fatto tornare il sorriso. E ad alcuni – racconta ancora Ilaria – sono riapparsi addirittura ricordi lontani, un fenomeno rarissimo quando si è affetti da Alzheimer». La terapia con gli animali, a La Fenice di Ghizzano, è iniziata circa quattro anni fa. Quasi una scommessa. Ma azzeccatissima e proseguita, pur tra mille difficoltà, anche durante la pandemia. Quando la presenza fisica dei cani è stata sostituita dai video col cellulare.
L’IDEA
«Ci sono studi risalenti addirittura al 1600, che raccontano chiaramente come il contatto con gli animali produca effetti positivi a livello psicologico. Sentivo la necessità di introdurre questa metodologia di supporto all’interno delle strutture per anziani. E il tempo ci ha dato ragione». Rossella Prosperi è un medico radiologo e colonna portante dell’associazione “Amici animali a 4 zampe”. «Quattro anni fa – ricorda – abbiamo iniziato a sperimentare la relazione tra i pazienti fragili e i cani. L’associazione ha cominciato a entrare anche nel mondo delle scuole, con risultati incredibili. C’erano bambini che non mangiavano a mensa, e che dopo la “pet-therapy” sono arrivati a consumare un intero piatto di pasta insieme ai compagni».
LA PANDEMIA
Fino al dicembre del 2019 il rapporto tra gli ospiti della Fenice e gli amici a quattro zampe si è consumato in modo diretto. Poi è arrivata la pandemia. E tutto è cambiato. Nei modi, ma non nella sostanza. «Da marzo a settembre l’attività del centro ha risentito molto dell'emergenza sanitaria – dice Ilaria Bulleri – e anche il progetto si è fermato. All’inizio del gennaio scorso, però, abbiamo provato a ripetere l’esperimento con il mio telefono. Una cosa molto semplice, ma al tempo stesso di grande impatto». La scena tocca il cuore. Gli anziani guardano nello schermo dove vedono i loro amici che abbaiano. Si crea subito un rapporto di confidenza, intimo. «Un’ospite – ricorda Bulleri – grazie alla visione del cane ha ripensato a quello che viveva con lei molti anni fa. È stato bello vederla ricordare, perché sappiamo che per lei, affetta da Alzheimer, è un esercizio molto difficile».
IL FUTURO
Con l’arrivo dell’estate, numeri legati al Covid permettendo, dovrebbe ripartire la visita diretta tra gli utenti del centro diurno e i “cucciolotti”. « La nostra missione – puntualizza Rossella Prosperi – è quella di far sentire utili persone che rischiano di restare ai margini. In questo senso gli animali giocano un ruolo fantastico. Crediamo molto in questo tipo di terapia e stiamo predisponendo un piano d’azione per impreziosirla e irrobustirla». Anche se non mancano gli scettici. C’è chi guarda con diffidenza alla presenza degli animali nei centri diurni e nelle scuole. «È normale che sia così – conclude Prosperi – e sapevamo che sarebbe successo. In quattro anni abbiamo portato a casa risultati importanti, e vogliamo proseguire. Faremo in modo di far capire a tutti quanto possa fare bene una carezza a un cucciolo da parte di una persona svantaggiata. Grazie all’affetto dei cani in tanti possono tornare a vivere».