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Monsignor Carniello garantì la sopravvivenza di Volterra come diocesi mezzo secolo fa

Paolo Falconi
Monsignor Carniello garantì la sopravvivenza di Volterra come diocesi mezzo secolo fa

A 20 anni, venerdì, dalla scomparsa il ricordo del presule padovano  che venne nominato dalla Santa Sede amministratore apostolico 

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corsi e ricorsi

In momenti in cui, come quelli attuali, si vocifera e sembra si vada davvero verso un nuovo assetto di diverse diocesi italiane, tra le quali è compresa Volterra, ecco un anniversario non certo secondario: i 20 anni, venerdì, della morta di mons. Roberto Carniello, guida della diocesi di Volterra dal 1970 al 1985.

Fu il vescovo che, tra le altre cose, garantì la sopravvivenza della diocesi volterrana negli anni Settanta, quando a Roma la Santa Sede stava pensando, appunto, a un nuovo assetto delle diocesi italiane. Né più né meno come in questi mesi, con il presumibile punto di svolta a settembre quando l’attuale vescovo Alberto Silvani raggiungerà i 75 anni e dovrà lasciare il vescovado.

Mons. Carniello venne inviato nella città etrusca come amministratore apostolico, una sorta di commissario straordinario. La sua intelligenza, il suo impegno, la sua capacità di valorizzare le risorse e la sua caparbietà favorirono una rinnovata vitalità e il conseguente mantenimento della diocesi. Cosa che gli 94mila diocesani si augurano possa avvenire anche nell’ipotesi odierna accennata e su cui abbiamo scritto qualche settimana fa.

Mons. Roberto Carniello - come ricorda l’attento studioso Alessandro Furiesi sul volume “Araldi della fede”, edito nel novembre 2019 - nacque a Villafranca Padovana il 3 dicembre 1917. Ordinato sacerdote il 6 luglio 1941, fu eletto alla sede titolare di Martana e nominato ausiliare di Concordia il 2 aprile 1967. Consacrato vescovo il 14 maggio 1967, il 18 luglio 1970 fu nominato amministratore apostolico di Volterra “ad nutum Sanctae Sedis” (a discrezione della Santa Sede) per problemi connessi con la ristrutturazione delle circoscrizioni ecclesiastiche in Italia. Fece il suo ingresso in cattedrale il 19 settembre. Fu finalmente nominato vescovo di Volterra “pleno iure” (con pieno diritto) il 7 ottobre 1975. Dieci anni dopo, si dimise per una malattia invalidante: era il 5 marzo 1985. Morì presso la casa “Divina Provvidenza” a Sarmeola (Padova) il 26 febbraio 2001 e fu sepolto nel cimitero di Taggì, frazione di Villafranca Padovana.

Servì la Diocesi con saggezza nel segno del rinnovamento del Concilio Vaticano II. Curò la collaborazione con i presbiteri e con i laici impegnati, favorendone l’impegno sui temi etico-sociali, come, a esempio, il referendum sul divorzio del 1974 e quello sull’aborto del 1981. Eresse anche nuove parrocchie: quella di San Pietro in San Lazzaro (22 novembre 1972), della Sughera (22 luglio 1973), del Monastero di Valserena (1 febbraio 1979), di Santa Maria della Marca (12 maggio 1979) e di Sant’Andrea apostolo a Cecina Mare (30 novembre 1979). Nel giugno 1976 fu insignito del sacro pallio, concesso “in perpetuum” ai vescovi di Volterra dal 1° agosto 1854, ma, nonostante questo, fu l’ultimo vescovo volterrano a poterlo indossare. Sempre nel 1976 celebrò il XIX centenario della morte di san Lino e inaugurò il “centro pastorale” dedicato nella città di Volterra al primo papa dopo Pietro.

Ricordare oggi mons. Roberto Carniello, quando Volterra teme l’accorpamento con Pisa o peggio ancora lo smembramento perché nei numeri non raggiunge i centomila residenti, può voler significare l’obiettivo di restare diocesi autonoma sotto tutti gli effetti. Anche la soglia dei residenti appare più che altro un dato meramente numerico, per far restare in secondo piano le resistenze dell’episcopato dell’America Latina e di alcuni palazzi di Oltretevere. —

Paolo Falconi

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