Ex guardia giurata muore a 45 anni: abitava a Cascine di Buti
Il decesso nella notte tra domenica e ieri
buti. Ha lottato come un leone fino all’ultimo istante, sempre incoraggiato dalla moglie, dai genitori e dagli altri familiari che non hanno mai fatto mancare il loro supporto. Sette mesi a testa alta contro quel maledetto tumore. «Amava la vita, non si è mai arreso», dice la cugina Chiara Menicagli. Purtroppo, però, la scorsa notte la tragedia. È morto a 45 anni Daniele Groppuso, per 15 guardia giurata sui portavalori della Securpol e più recentemente operaio in una cartiera di Calambrone, lavoro che ha lasciato appena scoperta la malattia. Daniele ha vissuto per una vita intera in via Cesare Battisti a Livorno e da quando si è sposato con la moglie Claudia si è trasferito a Cascine di Buti, di dove lei è originaria: «Il mio amore se ne è andato – scrive –. La storia d’amore più bella di tutto il creato ora è diventata una bellissima favola. Noi due contro il mondo e oltre l’infinito. Noi due per sempre». «Ciao Daniele, vivrai sempre nei nostri cuori», dicono i genitori Giovanni Groppuso e Manola Lubrano, con i quali abitava fino all’ottobre del 2016, quando poi si è unito in matrimonio con Claudia.
L’ex guardia giurata ha perso la vita alle 2.30 della notte fra domenica e ieri nella sua abitazione di Cascine di Buti e da ieri la salma è esposta all’interno dell’impresa funebre Magnani di Vicopisano. Non ci sarà il funerale, il quarantacinquenne verrà cremato a Pisa. Aveva tre cani adottati dai rifugi, dietro hanno storie particolari. Lo amavano e lui adorava loro: si chiamano Edda, Gaia e il maschio Zeno.
La coppia non aveva figli, ma Daniele era incredibilmente affezionato alla figlia della moglie, che ricambiava enormemente l’affetto, nata da una precedente relazione, che viveva con loro e che lui ha di fatto cresciuto. Bellissimo anche il rapporto che aveva instaurato con i colleghi della Securpol, come Maurizio Capperi, con il quale ha lavorato dal 2007 al 2015: «Abbiamo iniziato come colleghi, concludendo come fratelli – racconta –. Sai, quando vivi in due metri quadrati e la vita è l’una nelle mani dell’altro, è sempre così. Insieme abbiamo fatto tante cene, ci raccontavano dei nostri problemi, era una persona unica», racconta proprio mentre si unisce al dolore nei familiari alla camera mortuaria. —
Stefano Taglione
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