Uyiosa rinasce coi suoi quadri all’Orcio d’oro lontano dalla guerra
Mostra personale dell’artista al quale i jihadisti hanno incendiato il negozio atelier in Nigeria
l’evento
Alla presenza del sindaco di San Miniato Simone Giglioli, della sua vice Elisa Montanelli e dell’assessore alla cultura Lorenzo Arzilli, è stata inaugurata alla galleria Orcio d’oro, la mostra di Uyiosa Aghahowa, un artista nigeriano ospite del Movimento Shalom a Forcoli.
«La mostra si tiene – ha detto Giglioli – in questo spazio che si trova sotto l’arco che conduce al Seminario. Uno spazio piccolo ma importante, nel pieno centro della città, dove già in passato sono state organizzate iniziative di valore, come quella di ora, che fa vedere il lavoro straordinario di un giovane africano fuggito dalla disperazione del suo paese, portando dietro una grande esperienza espressiva, come si vede nei suoi quadri».
Da parte sua, Loredano Arzilli ha ringraziato Andrea Mancini e Aurelio Cupelli per aver chiamato la loro galleria, l’Orcio d’oro, così come si chiamava quello spazio espositivo voluto da don Luciano Marrucci, pochi metri più in là, in via della Cisterna. L’Orcio d’oro, officina culturale, nasce o meglio rinasce, nello spazio della Torre degli Stipendiari, grazie a due associazioni, La conchiglia di Santiago e Buccianofotodiariofestival, ma soprattutto grazie all’assessorato alla cultura del Comune di San Miniato.
Uyiosa Aghahowa è il primo pittore che viene presentato all’Orcio d’oro, un artista nigeriano di 37 anni strappato al suo paese, dopo che un gruppo di jihadisti aveva incendiato il suo negozio atelier, in Nigeria. Da allora lui ha intrapreso un viaggio della speranza verso l’Europa, attraversando prima il Niger, poi la Libia e il deserto, infine il mare, per approdare in Italia, su uno dei gommoni carichi di uomini e donne. Alla fine della sua odissea, è arrivato alla Croce Rossa di Pisa. Qui è stato accolto, curato, accudito e, proprio in quei primi giorni, ha incontrato un italiano che lo ha accompagnato alle officine del marmo, a Pietrasanta, dove Uyiosa ha lavorato per almeno sette mesi. Poi è accaduto quello che per noi sarebbe una tragedia, mentre per un africano è qualcosa di diverso, è una specie di destino avverso, contro cui non si deve neppure inveire. Infatti Uyiosa è stato trasferito da Pisa a Capannoli, e poi a Forcoli. Ha però continuato a dipingere, e il lavoro che porterà in mostra racconta almeno una parte di questi ultimi anni (è in Italia dal 2016) e delle sue vicissitudini. —
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