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Pontedera

Il docufilm sugli anni bui firmato dal regista Cavallini spera nel David di Donatello

Paolo Falconi
Il docufilm sugli anni bui firmato dal regista Cavallini spera nel David di Donatello

Con “Come è Nato un golpe, il delitto di Aldo Moro” il pontederese nella ristretta cerchia per il premio dell'Accademia del cinema italiano 

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l’intrigo

Un docufilm su una pagina ancora buia della storia della Repubblica. Un docufilm che fa parte della decina ammessa al David di Donatello 2021. Un docufilm firmato da un regista pontederese: quel Tommaso Cavallini, 40 anni, con alle spalle altre produzioni. Debuttò con “La Marea Silenziosa”, poi “ Trek Point”.

Ora il suo “Come è Nato un golpe, il delitto di Aldo Moro” prova a far luce su quell’epoca sulla quale né la magistratura da una parte, né la politica dall’altra sono riuscite nell’intento. «Già essere nella top ten del David di Donatello è un bel traguardo. Vediamo...», è l’auspicio di Tommaso Cavallini.

Ma com’è nato, Cavallini, questo suo docufilm, su un tema così complesso? «Proprio per il suo mistero. E perché mi ha sempre interessato pur non essendo io ancora nato all’epoca dei fatti». Era il 1978: il presidente della Dc rapito in via Fani il 16 marzo e fatto rinvenire privo di vita a bordo di una Renault 4 rossa in via Caetani 55 giorni dopo, il 9 maggio. Cavallini ha risvegliato l’interesse sul caso, su quell’intrigo che tenne col fiato sospeso l’Italia e le cancellerie di mezzo mondo. Cavallini ha girato scene e interviste a Roma e in altre città e senza il Covid il suo lavoro sarebbe stato già conosciuto anche a livello nazionale.

L'uscita di “Com’è Nato un golpe: il caso Moro”, prodotto da l'Eguaglianza Aps era per il 16 marzo 2020, ma è stato presentato il 27 luglio all'Horcynus Orca Festival di Messina causa pandemia; ha partecipato al World Social Film Festival di Vico Equense, sezione Young Film Market. Distribuito da Movieday è stato proiettato in numerose sale. Ed è stato in programmazione su Sky-History Channel-NowTv dal 28 ottobre. Ora l’approdo nella “finale” dei documentari al David di Donatello 2021: uno solo sarà il vincitore.

«È già una bella soddisfazione essere nella decina – dice Cavallini – vediamo come andrà». La 66ª edizione è stata spostata di due mesi, al 28 febbraio prossimo.

La sua è un’opera attenta, una ricostruzione scrupolosa anche con elementi inediti sul sequestro dello statista Aldo Moro. A partire da quella targa ritrovata sul luogo dell’agguato di via Fani. «Era di una Fiat 127 rossa, auto mai presa in considerazione dalle indagini ufficiali. Oppure la fonte “Beirut 2”, intervistata da Carlo Palermo, che riferisce di una foto aerea scattata in un cortile di una casa (di Roma?) in cui si vede il presidente della Dc durante la prigionia. Le indagini hanno sempre parlato di un appartamento in via Montalcini, ma lì non c’è cortile. Oppure la nuova analisi balistica di Martino Farneti sulla dinamica dell’agguato».

Un agguato in cui il gruppo di fuoco della Br, composto da Valerio Morucci, Raffaele Fiore, Prospero Gallinari e Franco Bonisoli, in pochi secondi uccide i cinque uomini della scorta di Moro, Domenico Ricci, Oreste Leonardi, Giulio Rivera, Francesco Zizzi e Raffaele Iozzino.

Il documentario è diviso in due capitoli della durata di 55 minuti, come 55 furono i giorni della prigionia conclusasi con quella drammatica telefonata del brigatista Valerio Morucci: «Adempiamo alle ultime volontà del presidente comunicando alla famiglia dove potrà trovare il corpo dell’onorevole Aldo Moro» a casa del professor Francesco Tritto, assistente di Moro, alle 12.13 di quella mattina del 9 maggio ‘78. Una vicenda che ha coinvolto davvero lo stesso regista pontederese che nel titolo ha voluto che Nato fosse scritto con la iniziale maiuscola, come l’organizzazione che raggruppa i Paesi del Patto atlantico: «Insomma, Washington e Mosca in quegli anni si controllavano e si combattevano sulle strade dell’Italia». —

Paolo Falconi

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