Il Tirreno

Pontedera

la borra e santa lucia

Fioccano le proteste in due frazioni di Pontedera: da prima di Natale sono senza parroco

Paolo Falconi
Una funzione religiosa nel duomo di Pontedera (foto Franco Silvi)
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Una funzione religiosa nel duomo di Pontedera (foto Franco Silvi)

Niente messe a La Borra e Santa Lucia. Anche a Il Romito il prete polacco è dovuto rientrare in patria Eppure il vicariato è quello che sta meglio dell’arcidiocesi

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Pontedera. Anche l’anima ha bisogno di certezze, di una baita, diciamo così, dove rifugiare i suoi bisogni. Più che un recovery un rifugio vero e proprio. Chi è cattolico, questo rifugio lo ricerca nella chiesa del paese, nel sacerdote che ne è il parroco. E quando questo viene meno, ecco che si scatenano malcontenti e pensieri per nulla edificanti.

È quanto accade, per esempio, da un po’ di tempo a questa parte alla parrocchia de La Borra e di Santa Lucia, due frazioni di Pontedera che in tutto contano circa 2.500 abitanti.

Ebbene, in quelle vie e in quelle piazze si lamentano perché da prima di Natale, quindi da un mese, non hanno più il parroco a loro disposizione. Niente messe, niente riti e altro in quelle chiese.

Don Moreno Giorgini, classe 1940, risente di un periodo di malattia, ha bisogno di accertamenti medici, ha anche lasciato gli ambienti della canonica e i parrocchiani ne sentono la mancanza. Sono stati invitati a suo tempo, per le normali messe festive, ma anche per i riti legati alle celebrazioni del passato Natale, a usufruire delle funzioni che si svolgono nelle parrocchie pontederesi, normalmente rette dal loro parroco, ma a La Borra e a Santa Lucia si sentono defraudati. Di sicuro si sentono dimenticati. Dagli uomini e da Dio, come si dice.

Lo dicono al cronista, vorrebbero vedere una soluzione quanto prima, ma al tempo stesso non vogliono comparire sul giornale. E sbottano, rimanendoci male, che proprio andando nelle altre chiese vedono, dicono, preti in sovrannumero. E si chiedono: perché uno soltanto di questi non viene a La Borra?

Per esempio, al convento dei padri francescani, dicono, sono in molti intorno all’altare.

Ma c’è da rilevare che quel convento non rientra, secondo gli ordinamenti ecclesiastici, nella arcidiocesi di Pisa come parrocchia vera e propria, bensì fa parte dei Frati minori cappuccini, dell’ordine francescano secolare. Che, tra l’altro, dal 1972 questi cappuccini prestano il servizio all’ospedale Lotti.

C’è inoltre da tener conto che, nella medesima arcidiocesi di Pisa, il vicariato di Pontedera è il solo ad aver “coperto” tutte le parrocchie: questo in teoria, perché è ovvio che se subentrano motivi contingenti in cui il parroco è impossibilitato a celebrare i riti questo non vuol dire automaticamente che sono sprovviste del parroco reggente.

Come quella de Il Romito, dove il parroco don Martino Wilczkiewicz è stato costretto da qualche settimana a rientrare in Polonia, suo Paese di origine, per seri motivi familiari, se ne sta prendendo momentaneamente cura don Piero Dini, preposto del duomo di Pontedera. Ma quando torna il reggente, compatibilmente con le disposizioni anti-Covid, le cose torneranno alla normalità.

Don Martino, tra l’altro, fu artefice a maggio, in piena prima ondata di pandemia, di una proposta unica allora in Toscana: dette la possibilità di assistere alle cerimonie nelle auto parcheggiate nel grande piazzale della frazione di Pontedera che in pratica è una enorme volta sopra la galleria della Fi-Pi-Li.

A La Borra e a Santa Lucia, in sostanza, possono stare tranquilli: una volta che don Moreno si ristabilirà in salute le funzioni religiose torneranno a essere normali.

Almeno questo assicurano in ambienti ecclesiastici.

E comunque c’è il dato cotante, da qualche lustro a questa parte, della crisi vocazionale che investe in modo particolare il territorio italiano. Così succede che sono i preti di altre nazionalità a venire “in soccorso” delle nostre parrocchie. –

Paolo Falconi

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