Via all’esame del Dna sulle armi del delitto
fucecchio. Ultime fasi delle indagini sull’omicidio di Roberto Checcucci, 56 anni, di Fucecchio, ucciso dal vicino di casa, Luigi Cascino, operaio di 56 anni, la mattina del 27 settembre.
Il cadavere venne ritrovato lungo le sponde dell’Arno. Per due mesi l’autore del delitto è riuscito a nascondere il suo terribile segreto anche in famiglia. Nessuno tra i conoscenti e i vicini di casa, pur essendo a conoscenza delle frequenti liti tra Cascino e il fratello della vittima, avrebbe mai immaginato questa conclusione. Dopo l’arresto e l’accusa di omicidio volontario premeditato che potrebbe costargli la condanna all’ergastolo il 56enne si è chiuso nel silenzio.
Prima di Natale, cioè poche settimane dopo l’arresto, Cascino, in carcere al Don Bosco, ha confessato il delitto e ha consentito agli inquirenti di ritrovare le armi usate per il delitto. Ieri il magistrato che segue il caso alla dottoressa Isabella Spinetti un nuovo incarico che riguarda la comparazione del dna sugli oggetti sequestrati al momento dell’arresto e sulle armi del delitto.
Conclusa la fase della comparazione sulle armi fatte ritrovare sull’argine, un coltello e un attrezzo per togliere i chiodi, simile a un mazzuolo. Secondo l’accusa quello di Cascino è stato un agguato premeditato. L’indagato la mattina del delitto è uscito di casa senza cellulare. Ha seguito la vittima prima in auto e poi a piedi e senza rendersene conto è stato immortalato più volte dalle telecamere lungo le strade da lui percorse. Infine lo ha raggiunto vicino a un canneto lungo l’argine e lo ha aggredito. Dalla ricostruzione della Procura e dei carabinieri emergono elementi che consentono di sostenere l’aggravante della premeditazione. —
S.C.
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