Il Tirreno

Pontedera

«Volterra si gioca il futuro È l’appuntamento con la storia»

Andreas Quirici
«Volterra si gioca il futuro È l’appuntamento con la storia»

Parla il sindaco Giacomo Santi: «Progetto per dare valore al territorio Ma in caso di sconfitta difficilmente ci riproveremo a breve» 

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l’intervista

La voce affannata di chi sta vivendo giornate al culmine della sopportazione fisica e mentale. La fretta di chi non ha molto tempo da perdere. Non potrebbe essere altrimenti per Giacomo Santi, sindaco di una città che si sta giocando gran parte del proprio futuro. Volterra è in finale per l’assegnazione del titolo di Capitale italiana della cultura 2022, la cui proclamazione ci sarà lunedì. Ma oggi è «il giorno dell’appuntamento con la storia», come lo definisce l’inquilino di Palazzo dei Priori.

Sindaco, quella di venerdì 15 gennaio è una data che ricorderà a lungo. Come procede il lavoro di avvicinamento all’audizione con la commissione ministeriale?

«Stiamo provando da due giorni e andremo avanti fino all’ultimo. Vogliamo che sia tutto perfetto. Non lasceremo niente al caso, in modo da avere rimpianti. Abbiamo ripassato ciò che dovremo dire durante la presentazione, ma ci siamo preparati anche osservando le audizioni delle altre città in gara».

E cosa ne pensa delle altre nove concorrenti?

«Per quello che abbiamo potuto vedere nella prima giornata, direi che ce la giochiamo alla pari. Siamo consapevoli di avere in mano ottime carte in questa partita e non abbiamo paura delle nostre rivali».

L’audizione prevede mezzora d’illustrazione dei programmi e altri trenta minuti di domande da parte della commissione. Ce n’è una che teme maggiormente?

«Sappiamo cosa dire nel caso in cui ci chiedano come realizzare i tanti eventi che abbiamo inserito nel calendario. Così come siamo pronti anche a rispondere all’eventuale domanda su quali siano le peculiarità che potrebbero far propendere la commissione ad assegnarci la vittoria. E se ci domanderanno come faremo ad accogliere a Volterra i tanti visitatori che arriveranno in caso di vittoria, avremo parole adeguate anche per questo».

Cioè?

«Puntiamo al turismo di qualità. Dover gestire troppi turisti snaturerebbe la vocazione della nostra città in cui si cerca la tranquillità, il contatto con l’arte e con la natura paesaggistica. Troppi turisti avrebbero l’effetto boomerang. Ma è proprio per questo che abbiamo puntato a una candidatura allargata col coinvolgimento diretto della Valdicecina e indirettamente anche dei tanti Comuni che ci hanno sostenuti in questo cammino. Il progetto Volterra è fatto per valorizzare al massimo anche i paesi e l’intera zona che ci circonda».

Lei è in politica da tempo e ha coronato il sogno di diventare sindaco. Che valore dà alla giornata di oggi?

«Preferisco non girare intorno al discorso. Perché ci giochiamo gran parte del nostro futuro. Sarà un momento fondamentale per me che sono arrivato a diventare sindaco dopo tanti anni di politica, ma anche per l’amministrazione comunale, i cittadini e le aziende. Oggi Volterra ha un appuntamento con la storia. Anche perché credo che questa esperienza non sia più ripetibile, almeno nel breve periodo».

Sta dicendo che, in caso di mancata vittoria, Volterra non proverà a candidarsi di nuovo?

«Facendo due conti, nel 2023 il titolo di Capitale italiana della cultura è già stato assegnato a Bergamo e Brescia perché sono state maggiormente colpite dall’emergenza sanitaria legata al coronavirus. Potremmo concorrere per il 2024, ma sarà anno di elezioni e la vedo davvero improbabile riproporre uno sforzo economico e umano come quello messo in campo per il titolo del prossimo anno. Quindi, ora o mai più, anche se la città avrà sicuramente altre strade da percorrere in cui trovare risorse da impiegare per il proprio sviluppo».

Che fine ha fatto l’idea di realizzare il programma al di là del risultato di lunedì?

«Quella resta, come abbiamo detto fin da subito. Il protocollo firmato con Regione Toscana e consiglio regionale serve soprattutto a quell’obiettivo. Ma un conto è cercare finanziamenti pubblici e investitori privati con la vittoria in tasca. Un altro, invece, è farlo dopo l’eventuale sconfitta».

Comunque vada è stato un anno davvero particolare. Quali sono stati i momenti più significativi?

«Senza dubbio l’incontro con i giovani durante i laboratori creativi organizzati per accogliere le loro idee. Non mi sono perso un attimo di quelle riunioni. Mi sono sentito come un padre che gode i gigli portandoli a spasso. Sono state giornate anche commoventi e che ci hanno insegnato tantissimo. Poi aggiungo l’invio del dossier, avvenuto il 30 luglio. Venivamo da mesi di lockdown con l’incertezza a dominare su ogni aspetto delle nostre vite. Poi le riaperture e l’estate col boom di turisti. Spedire i documenti ha rimesso in moto la macchina che, indipendentemente dalle scelte della commissione, sarà difficile da fermare». —

Andreas Quirici

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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