Il presidio
Nardi: «In 13 giorni 744 dosi Il personale aderisce in massa»
Intanto i ricoverati sono 28 (due in terapia intensiva)
pontedera. La posizione dei dipendenti ospedalieri del Lotti è netta. “Sì” al vaccino contro il coronavirus. A raccontarlo è il direttore sanitario della struttura di Pontedera, Luca Nardi.
«L’inizio del 2021 ha coinciso con la partenza della nostra campagna vaccinale. Medici e infermieri hanno aderito in massa, tanto che io non sono riuscito a trovare spazio e farò il vaccino tra qualche settimana. L’importante, ora – dice Nardi – è che si sottopongano al vaccino gli operatori che stanno a stretto contatto coi pazienti».
Per adesso possono vaccinarsi soltanto i lavoratori che operano con pazienti in regime di ricovero, oltre agli ospiti delle residenze sanitarie assistenziali. Ieri al Lotti sono stati somministrati 30 vaccini. Oggi e domani 48 al giorno. Lunedì, martedì e mercoledì 60, giovedì e venerdì 84, sabato 90. Stesso numero anche martedì 12 e mercoledì 13 (per un totale di 744). «Il ritmo della vaccinazione in futuro dipenderà da quanta disponibilità ci sarà. Viviamo una situazione complessa – spiega il direttore dell’ospedale di Pontedera –, ma stiamo facendo di tutto per uscirne il prima possibile». Nardi, poi, ribadisce con orgoglio la compattezza dei lavoratori sanitari. «Sono state presentate moltissime richieste di vaccinazione, arrivate anche dal personale dell’ospedale di Volterra. Mi aspettavo una partecipazione importante dei dipendenti, ma la realtà ha superato le aspettative. Sono soddisfatto. Attenzione, però, non è il momento di abbassare la guardia».
Intanto la situazione nei reparti Covid del Lotti migliora, ma molto lentamente. «Abbiamo 26 pazienti ricoverati nell’ala Covid, e due in terapia intensiva. Speravo di festeggiare l’anno nuovo senza persone in terapia intensiva – afferma Nardi – ma il virus circola ancora tra di noi e non ha intenzione di allentare la presa». Tra i ventotto ricoverati complessivi a Pontedera che stanno lottando contro il coronavirus ci sono uomini e donne adulti, di età diversa.
«Mediamente andiamo dai 50 agli 80-85 anni. In parecchi casi si tratta di persone con patologie pregresse, ma abbiamo visto anche pazienti che non avevano alcun malessere oltre al Covid. E tra questi, c’è addirittura chi ha perso la vita, esclusivamente a causa del virus. Credo che – conclude il direttore del Lotti – la forza di medici, infermieri e operatori stia nel gioco di squadra. Restiamo uniti, anche nei confronti del vaccino. Stiamo affrontando una guerra, e come in guerra è necessario rimanere compatti e allineati». —
T.S.
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