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Turismo, nel 2020 aree archeologiche e musei perdono il 37% delle visite
Il dato migliora se si considerano solo le giornate di apertura L’assessore Danti: «In quel caso siamo in linea col 2019»
VOLTERRA. Meno trentasette per cento. È il dato non ancora ufficiale e definitivo, ma molto vicino alla realtà rispetto alle visite nei luoghi d’interesse storico e archeologico da parte dei turisti. Il numero si riferisce alla differenza tra un 2019 fatto di rilevanti afflussi in linea con il recente passato e un 2020 caratterizzato dalla pandemia da coronavirus, con chiusure forzate dei musei tra lockdown, zone rosse e arancioni. Un passivo inevitabile che però diventa di sostanziale pareggio se si calcolano i soli giorni di apertura.
I valori forniti dal Comune di Volterra vengono considerati comunque buoni dai responsabili di Palazzo dei Priori. D’altra parte, i primi bilanci degli ambiti culturali di numerose zone in Italia parlano di un calo di presenze di circa il 75 per cento. «Diciamo che era inevitabile vedere il segno rosso sulle presenze e gli incassi - dice l’assessore alle culture, Dario Danti -.Quest’anno è stato molto particolare. Troppi mesi chiusi per poter ambire a un risultato diverso, malgrado la grande affluenza di persone nei mesi estivi. Però, valutando solo i giorni di apertura vediamo che le visite aumentano dello 0,38 per cento, quindi più o meno in linea con il 2019. E questo è un dato da sottolineare in un periodo davvero difficile per tutti».
L’ufficialità dei numeri relativi al 2020 per l’ambito turistico-culturale arriverà a breve. Quelli diffusi finora fotografano la situazione alla fine di settembre, quando ormai la stagione turistica era ormai finita e nelle strade di Volterra restavano solo i residenti o gli abitanti delle zone vicine alla città etrusca. La seconda ondata di coronavirus e le successive misure di contenimento del contagio da parte del governo con l’istituzione della zona arancione prima e di quella rossa poi hanno, di fatto, reso ininfluenti i mesi finali dell’anno. «I dati riscontrano più o meno la situazione reale del 2020 - sottolinea Alessandro Furiesi, direttore della pinacoteca - ed è chiaro che non avremmo potuto ambire a effetti diversi sul bilancio dei musei e delle aree archeologiche o d’interesse storico. C’è da dire, comunque, che siamo andati meglio rispetto a d altre città, sia grossi centri che più piccoli come Volterra. Ed è un quadro che va valutato nella giusta maniera, senza trionfalismi ma con la consapevolezza di aver operato nella maniera migliore per sfruttare i periodi di aperture che ci ha concesso il coronavirus durante questo disgraziato 2020».
Ora c’è da capire quando riapriranno le strutture espositive. Il 2021 potrebbe essere l’anno del rilancio, a patto però che la minaccia del Covid-19 non continui a incombere sugli spostamenti e sull’atmosfera generale di italiani e stranieri. —
Andreas Quirici
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