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Falsificavano la firma di un collega: a giudizio due note avvocatesse

pietro barghigiani
Falsificavano la firma di un collega: a giudizio due note avvocatesse

Numerosi gli atti nelle cause civili con la sigla disconosciuta dal professionista che ora chiede i danni alle due legali

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santa croce sull’arno

Due procedimenti penali per falso ideologico riuniti in un unico processo in cui sono imputate due avvocatesse con studio a Santa Croce sull’Arno.

Il giudice Antonella Frizilio ha rinviato all’ottobre 2021 la prima udienza dopo la citazione a diretta a giudizio firmata dalla Procura.

Una delle parti civili costituite è un collega delle due professioniste sotto processo. Per l’accusa avrebbero utilizzato il suo nome e, soprattutto, la sua firma, per una serie di atti in svariati procedimenti civili. Almeno una dozzina i documenti contestati in cui l’avvocato, assistito dal legale Laura Antonelli, si è ritrovato a sua insaputa come parte processuale di cause di cui ignorava l’esistenza. Un’altra parte civile è una donna, rappresentata dall’avvocato Eva Betti, che ha subìto un’esecuzione immobiliare alla base della quale si ci sarebbe documentazione con altre firme disconosciute, tra le quali quella dell’avvocato. Le avvocatesse Barbara Lemmi, 53 anni, di Cascine di Buti e Monica Calò, 52 anni, di Castelfranco di Sotto, difese dal legale Anna Francini, devono rispondere, in concorso, del reato «di falso ideologico in certificati commesso da persone esercenti un servizio di pubblica necessità».

Stando all’accusa, sulla base della querela presentata dal professionista danneggiato, le due colleghe di studio avrebbero falsificato un atto apponendovi in calce la firma dell’avvocato che, a sua insaputa, si è ritrovato a sostenere un’azione di recupero crediti nei confronti della controparte del cliente delle due imputate. In pratica in una causa di separazione tra coniugi, è sempre la tesi della Procura, le professioniste avrebbero stilato una ricognizione di debito favore della sorella da parte dell’uomo che si stava separando dalla moglie con la quale aveva la comproprietà della casa. In pratica diventando un debitore - anche se fittizio - della sorella, la donna ha potuto avviare un pignoramento per la messa all’asta dell’abitazione in cui vive la cognata, ora parte civile nel procedimento penale. E per fare questa azione legale, stando all’accusa, le due professioniste avrebbero fatto ricorso ad atti falsi con la firma dell’inconsapevole collega. Alla fine hanno pure ottenuto l’esecutività del decreto ingiuntivo e l’avvio dell’esecuzione immobiliare sulla casa un tempo coniugale della coppia in lite. I danneggiati sono due: l’ex moglie del cliente delle due avvocatesse e il legale il cui nome è stato usato per compiere gli atti ritenuti falsi. L’altro procedimento, sempre con l’avvocato a cui è stato “rubata” la firma, vede almeno dodici documenti vergati a suo nome, ma di cui lui non sa assolutamente nulla.

Per una vecchia contestazione di firme false, nel gennaio scorso Lemmi e Calò sono state assolte «perché il fatto non sussiste». —



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