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«Ci servono un’auto, la pistola e i vestiti del 118»
«Si potrebbe fare come si è detto la volta scorsa, che ad esempio si entra (alle Poste, ndr) prima della chiusura. A noi ci serve la macchina, una pistola e i vestiti del 118». Così, prima di essere arrestati, parlavano Michael Occhionorelli e Riad Missaoui. I due giovani – difesi dall’avvocato pisano Roberto Nocent – non sapevano di essere ascoltati dai carabinieri, che erano sulle loro tracce dopo il colpo messo a segno a Sassetta. Li stavano controllando prima che rapinassero un altro ufficio postale, quello di Legoli, con un mitra risultato giocattolo e un coltello a serramanico. C’è un particolare però: l’ufficio era chiuso per Halloween. Prima di entrare in azione Occhionorelli e Missaoui avevano noleggiato «un’auto pulita». Era una Fiat ’500 e al posto delle targhe originali ne erano state montate due rubate. Avevano anche concordato la frase da dire alla direttrice: «Apri la cassaforte e basta, alza le mani, questa è una rapina». Ma ci sono stati due imprevisti: l’ufficio chiuso e la presenza dei carabinieri, che alle 13.25 del 31 ottobre li hanno arrestati. E ora, dopo che già erano finiti in manette, una nuova ordinanza di custodia cautelare per altri presunti episodi da loro commessi.
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