Il presidio
«Mia mamma ricoverata con un uomo»
Protesta di una figlia: «Non critico l’operato dei sanitari dell’ospedale di Volterra, ma le condizioni in cui devono lavorare»
VOLTERRA
Una corsa al pronto soccorso di una donna all’ospedale di Volterra per problemi respiratori. Qualche accertamento, la decisione di approfondire e il ricovero. Prima nel “reparto bolla” in attesa del responso del tampone per il rilevamento del coronavirus, poi il trasferimento all’Unità di terapia intensiva cardiologica (Utic). Prima in una stanza piccolissima con un’altra paziente. Poi in una camera dello stesso reparto, ma con un uomo. Già, è questa la denuncia della 63nne volterrana Anna Cavaliere per bocca della figlia, Stefania Bibbiani alla quale appare incredibile la decisione di far dormire la mamma a pochi centimetri da una persona dell’altro sesso. «Ma non critichiamo l’operato di medici e infermieri – dice Stefania – ma per le difficili condizioni in cui sono costretti a lavorare gli operatori sanitari».
Dall’Asl Toscana Nord Ovest dicono che si tratta di una situazione «che può succedere, in special mondo all’Utic, ma a maggior ragione in un periodo di emergenza come quello che stiamo vivendo a causa della pandemia da coronavirus».
Con la creazione del “reparto bolla”, secondo Bibbiani ci sarebbero state riduzioni di posti letto: «La Medicina è ora nel reparto di Chirurgia con posti letto ridotti nelle due aree dell’ospedale. È chiaro che, in questo contesto, si possano creare situazioni in cui una donna si ritrova in camera con un uomo. Cosa che a me sembra incredibile e assolutamente sbagliato. Mia mamma mi ha telefonato informandomi della situazione. Era allarmata e preoccupata. Non si sentiva serena, oltre al fatto di essere ricoverata per un problema di salute».
L’iter che ha portato la donna al ricovero all’Utic, che lascerà a breve per ulteriori accertamenti da effettuare all’ospedale Cisanello di Pisa, è cominciato al pronto soccorso del Santa Maria Maddalena. «Mia mamma era l’unica paziente quando siamo arrivate e il personale è stato molto veloce a definire le prime cure e a capire cosa stava accadendo. Poi le è stato fatto il tampone a cui è seguito il ricovero momentaneo nella “bolla”. E quando il responso è stato negativo l’hanno trasferita all’Utic perché hanno riscontrato una disfunzione cardiaca. Nella prima stanza il problema era dovuto agli spazi. Due donne i cui letti occupavano praticamente tutto spazio». Ma anche qui c’è stato un problema, secondo Bibbiani: «All’altra paziente è stato fatto il tampone e poco dopo mia mamma è stata trasferita nella stanza con l’uomo che, tra l’altro, è morto nella prima notte di “convivenza”. Credo che un ospedale in queste condizioni non può essere definito in maniera positiva come, invece, ha fatto il sindaco di Volterra, Giacomo Santi, di recente. Penso che non sia mai andato a fare un giro sul serio tra i reparti nelle ultime settimane. Altrimenti si sarebbe reso conto in quali condizioni difficili è costretto a operare il personale sanitario».
Secondo l’Asl Toscana Nord Ovest, il caso della donna ricoverata nella stessa stanza insieme a un uomo è un fatto che «può succedere. A cose normali si cerca di evitare, ma a seconda delle necessità, capita di ricoverare nella stessa camera due persone di sesso diverso». —
andreas quirici
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