Il Tirreno

Pontedera

il racconto del padre 

«Alle 5 nostro figlio stava bene Gli abbiamo dato il biberon»

a.c.

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castellina

«Alle 5 del mattino nostro figlio stava bene. Gli abbiamo dato come sempre il biberon e poi si è addormentato tranquillo. Non capisco cosa possa essere successo».

Gennaro Polcino è il babbo del piccolo di quasi cinque mesi trovato morto nella culla. L’uomo e sua moglie non trovano pace. Sono sotto choc, ma Polcino prova a raccontare l’incubo.

La coppia si è trasferita alle Badie pochi giorni fa, per motivi di lavoro dell’uomo. Ha preso in affitto un appartamento alle Badie, frazione di Castellina che snoda lungo la via Emilia.

«Dopo che gli abbiamo dato il latte - ricorda il babbo - nostro figlio si è addormentato come ha sempre fatto. Dopo un po’ io mi sono alzato per andare al lavoro e non sono andato vicino alla culla per non svegliare i bambini». L’uomo poco dopo le 7 è uscito, ma quando è arrivato a Rosignano si è reso conto di aver dimenticato il telefono cellulare a casa. «Così – ricorda – sono tornato indietro per prendere il telefonino. A un certo punto lungo la strada dietro di me ho visto un’ambulanza andare a tutta velocità.

«Quando sono entrato in casa – racconta – io non sapevo nulla, ho trovato una situazione tragica. Lisa, che ha fatto corsi di primo soccorso, tentava di rianimare uno dei nostri gemelli mentre era al telefono con il personale del 118 per avere spiegazioni su cosa fare». Pochi istanti dopo è entrato nell’abitazione delle Badie anche il personale sanitario della Pubblica assistenza di Rosignano, che ha cominciato le manovre di rianimazione, intubando il piccolo.

«La mia compagna mi ha detto – spiega l’uomo – che quando io sono uscito di casa per andare al lavoro lei ha sentito uno dei gemelli piangere. A quel punto è andata in camera per tranquillizzarlo». Lì la tragica scoperta. «I bambini – ricorda il babbo – erano insieme in una culla grande, e lei si è resa conto che uno era supino e non respirava». La donna ha chiamato il 118 e, anche sotto la guida del personale sanitario, ha tentato le manovre per rianimare il suo piccolo angelo. «A quel punto – spiega il babbo – sono rientrato io, che appunto ero tornato indietro da Rosignano, dove lavoro, per prendere il telefonino che avevo scordato a casa. E, qualche secondo dopo è arrivata l’ambulanza, che era dietro me lungo la strada verso le Badie. Il medico ha provato in tutti i modi a salvarlo». —a.c.

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