Italia
«Sequestrato in casa da 10 giorni in attesa che l’Asl mi chiami per ripetere il tampone molecolare»
CASCINA
«Cosa devo fare per poter ripetere il tampone dopo che mio figlio è risultato positivo al Covid?» . La domanda arriva da un genitore di Cascina, pronto anche a presentare una denuncia formale, se qualcuno, a partire dal medico di famiglia o dall’Asl, non gli dirà come suo figlio può essere liberato da una sorta di “sequestro di persona” a causa del coronavirus.
La storia per questa famiglia - ma da quando è saltato il tracciamento dei casi positivi di situazioni come questa ce ne sono altre - inizia in maniera banale. Nella palestra frequentata dal figlio di 19 anni uno dei clienti comunica di essere stato trovato positivo. Il ragazzo, quindi, esegue il test per precauzione in quanto abita in casa con la madre e un fratello di 5 anni. Si rivolge a un laboratorio privato e fa il tampone. Il test risulta positivo e da quel momento comincia una trafila incredibile che fa avanti da più di 10 giorni. La famiglia prima incontra mille difficoltà per mettersi in contatto con il proprio medico di base e comunicargli l’esito del tampone. Quest’ultimo, “braccato” davanti all’ambulatorio dalla madre del giovane che per lungo tempo aveva provato a contattarlo telefonicamente senza riuscirci, si impegna a comunicare all’Asl l’esito del tampone. A quel punto la famiglia si aspetta di venire contattata dal servizio Igiene del territorio per fare il secondo tampone, dopo che il medico gli ha rilasciato un certificato di malattia di 14 giorni. Giusto il tempo della quarantena.
Da quel momento il silenzio totale. «Mio figlio non può uscire per andare a fare il secondo tampone – dice il padre – e allora come dobbiamo fare? Aspetta 14 giorni e poi è libero? E se è ancora positivo?». Il Tirreno ha rivolto la domanda all’Asl Toscana Nord Ovest che invita il cittadino a contattare il proprio medico per farsi prescrivere il tampone in una struttura convenzionata con l’Asl oppure al “drive through” di Pisa o Pontedera. –
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