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Vaccini, task force dei volontari: 500 prenotazioni al giorno tra ostacoli e proteste

marco sabia
Vaccini, task force dei volontari: 500 prenotazioni al giorno tra ostacoli e proteste

Fondazione I Care: «Grande sforzo, serve comprensione» Appello del sindaco ai medici: «Non chiudete le agende»

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fucecchio

È diventato, involontariamente, una prima linea dell’emergenza Covid-19. Il riferimento è al centralino della Fondazione I Care di Fucecchio, che ha preso in carico la prenotazione dei vaccini per molti medici del Valdarno.

Tre numeri (di cellulare) a disposizione per Fucecchio, Castelfranco, Santa Croce, San Miniato e Montopoli; di conseguenza migliaia di chiamate ricevute al giorno (con una media di 500 prenotazioni effettuate) e linee intasate. Adesso ci sono a disposizione anche due indirizzi mail, a cui lasciare i propri recapiti per poi essere ricontattati. Ma non basta, perché alla fine si è palesato un altro disservizio: alcuni dei medici che avevano aderito hanno deciso improvvisamente di smettere di farsi prendere gli appuntamenti dai volontari della Fondazione e di non andare più a somministrare le dosi al distretto sanitario situato nel vecchio ospedale di Fucecchio. Risultato: pazienti che per una settimana hanno tentato di prendere l’appuntamento, si sono sentiti richiamare dai volontari che hanno detto loro che non potevano fissare alcunché e che quindi dovevano ritelefonare al medico curante. Insomma, come essere in procinto di vincere a Monopoli e pescare la carta che ti costringe a ripassare dal via. Fra i medici, l’Asl, la Società della Salute e i pazienti ci sono finiti nel mezzo questi volontari, che gratis offrono almeno tre ore al giorno per rispondere al telefono. Spesso prendendosi anche qualche improperio da parte di chi trova sempre la linea occupata: «È un servizio che diamo volontariamente – racconta il coordinatore, Fabio Gozzi – e che continueremo a dare come ci ha chiesto la Società della Salute. Ma serve comprensione da parte di tutti. Magari si poteva fare una comunicazione differente, oppure scaglionare le chiamate in base al cognome (come per le pensioni, ndc). Poi ci siamo ritrovati col problema che alcuni medici hanno chiuso le loro agende e quindi i loro pazienti sono dovuti ripartire daccapo». La squadra di volontari messa in piedi da Gozzi fa affidamento al personale che doveva tener aperti gli sportelli contro la ludopatia (chiusi per l’emergenza sanitaria); poi la SdS ha fornito ulteriori due volontari, provenienti dal servizio civile. Ma il telefono squilla comunque continuamente, anche con richieste non idonee: «Chi ha meno di 60 anni – prosegue Gozzi – deve sempre far riferimento al proprio medico, così come chi deve effettuare l’iniezione a domicilio; chi non è curato dai medici che aderiscono a questa iniziativa, non deve chiamare i numeri messi a disposizione. E, se possibile, quando si è già prenotato non si deve richiamare per sapere se il vaccino è andato esaurito».

Succedono anche episodi singolari, come un’anziana che telefona per prenotare un vaccino da un dottore che purtroppo è venuto a mancare. Infine c’è il sindaco di Fucecchio – e presidente della SdS – Alessio Spinelli che si appella ai medici: «Chiedo a loro di non chiudere le agende e di continuare a somministrare i vaccini al San Pietro Igneo, così da evitare di mandare troppi anziani in giro». —



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