Il Tirreno

Pontedera

dopo una vita vissuta in solitudine 

In sette al funerale di Roberto un “invisibile” per la comunità

marco sabia
In sette al funerale di Roberto un “invisibile” per la comunità

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FUCECCHIO

Un velo di tristezza, squarciato soltanto dall’incedere della pioggia che dalle grondaie in rame si adagia sulle vecchie tombe del cimitero: Roberto Checcucci era una persona solitaria (e anche sola) e questa sua caratteristica si è ripresentata anche nel momento dedicato all’ultimo saluto.

Una veloce benedizione al cimitero comunale alle Botteghe e poi gli operai comunali hanno provveduto a sistemare la bara coi resti dell’uomo ucciso domenica 27 settembre sull’argine di via dei Tavi a Castelfranco di Sotto. Il fratello maggiore Gilberto, l’anziana madre novantenne Santa, pochissimi (5) altri parenti e nulla più; nessuna traccia di amici, ma d’altronde Roberto non aveva una vita sociale e quindi nemmeno rapporti che andassero oltre la strettissima cerchia familiare. Il rito religioso scelto è stato questo, non un funerale in chiesa; viene da pensare, comunque, che anche in tal caso le persone presenti sarebbero state più o meno le stesse.

Un ultimo saluto non può che essere avvolto in una sensazione di profonda tristezza, ma qui questo stato d’animo è ancor più presente; quell’alone di solitudine, la presenza di pochissime persone, l’assenza della società civile, il silenzio rotto dalla pioggia e dal rumore dell’escavatore che ricopre di terra la bara. A tutto questo – come se non bastasse – si somma un quesito grande come il cielo grigio che sta sopra: chi ha ucciso Roberto? La madre Santa si lamenta a più riprese, mai avrebbe immaginato di ritrovarsi a 90 anni a piangere un figlio ucciso a coltellate non si sa da chi e non si sa perché.

Diciassette giorni dopo quella domenica in cui Roberto era andato a camminare – si ritrova ad osservare inerme e sconsolata una bara che pian piano sparisce nascosta dalla terra bagnata del camposanto. Roberto sarebbe dovuto tornare per l’ennesima volta da quel suo lunghissimo viaggio a piedi, che poteva prendere ore e ore; questa era la sua principale occupazione (Checcucci era disoccupato) e questa è l’ultima cosa che molto probabilmente ha fatto prima di trovare la morte.

Un invisibile, di quelli che non fanno niente per mostrare al mondo di esistere. Un uomo vissuto nella solitudine e nella riservatezza, di cui nemmeno i vicini avevano sentito la voce. Finire in quella fossa, ucciso in quella maniera, è un qualcosa che tuttora lacera chi lo ha conosciuto. La salma di Roberto doveva inizialmente essere cremata ma le autorità non hanno dato il nulla osta perché ulteriori sviluppi nelle indagini potrebbero richiedere la riesumazione del feretro. Adesso ci sono una corona e un mazzo di fiori a fare compagnia alla provvisoria croce in legno, in attesa che la terra si compatti. Tutt’attorno quel silenzio a cui Roberto era abituato e che ha contraddistinto la sua intera esistenza. —



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