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Legoli, la peste e l’arte: la storia di Gozzoli raccontata in un libro

Paolo falconi

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“Benozzo Gozzoli, fuggire la peste”, inserito nella collana “Le Voci dell’Arte”, è un libro con le illustrazioni dell’allieva Gayatri Pallavicini insieme all’autore Simone Maioli (nella foto). Benozzo Gozzoli è il primo artista di una serie di biografie romanzate ma che inevitabilmente, visto il periodo, è calato nell’attualità. Peste allora, coronavirus oggi? Gozzoli in quarantena a Legoli? Non vogliamo spingerci oltre.

Fatto sta che Benozzo Gozzoli arriva a Pisa nell’inverno del 1468 e vi rimarrà per quasi 20 anni. Dopo l’Umbria e la Firenze targata Piero de’ Medici, qui si metterà ad abbellire con i suoi affreschi il Camposanto, grazie al quale si conquisterà un posto d’onore tra i maestri del Quattrocento toscano. Durante il soggiorno pisano, scoppia appunto la peste e Benozzo Gozzoli si sposta nell’entroterra, a Legoli, dove, in breve tempo (tra il 1479 e il 1480), affrescherà uno dei quattro tabernacoli viari di sua fattura.

E qui si inserisce la ricerca e il volume di Simone Maioli, nato a Legoli nel 1980, docente di Lettere in una scuola secondaria di Terricciola. Da insegnante ha collaborato alla realizzazione di progetti sui temi della legalità e dell’inclusione che hanno ottenuto riconoscimenti di livello nazionale. È del 2013 la sua prima raccolta di poesie dal titolo “Verrà il tempo”, e del 2014 la silloge dedicata agli antichi mestieri dell’appennino bolognese intitolata “A mani nude”, con una prefazione di Francesco Guccini.

Ora “Benozzo Gozzoli, fuggire la peste”, che sarà presentato domani nella chiesa dei Santi Bartolomeo e Giusto di Legoli con inizio alle 17.30 alla presenza del sindaco Renzo Macelloni, di Gerardo De Simone dell’Accademia di Belle arti di Carrara, e di Giorgio Bacci dell’Università degli Studi di Firenze, che hanno collaborato al libro edito dalla casa editrice Felici Editore. Per l’occasione sarà possibile visitare il tabernacolo di Benozzo Gozzoli dalle 15. La prenotazione è obbligatoria tramite l’App del Sistema Peccioli.

Periodo particolarmente fertile quello di Benozzo a Legoli, del quale l’attenta ricerca di Simone Maioli ricostruisce con attenzione i vari tasselli. Durante questo soggiorno eseguì, appunto, il maestoso tabernacolo - nel pieno della sua maturità e godendo di grande fama - posto ancora oggi all’ingresso del piccolo borgo e affrescato su tutti e quattro i lati.

Nella parete di fondo è raffigurata una Sacra Conversazione con angeli reggicortina, negli estradossi dell’arco della facciata principale l’Annunciazione, mentre nell’intradosso si trovano gli evangelisti e i Padri della Chiesa con al centro il Cristo benedicente. Nella parete destra, in un arco lobato, il Cristo portacroce, oggi assai frammentario, e nell’estradosso due angeli ornati; la facciata sinistra è decorata all’esterno da una coppia di angeli al di sotto dei quali sono collocati l’arcangelo Michele e san Tommaso incredulo, mentre la scena principale all’interno dell’arco polilobato rappresenta una crocifissione con santi. La parete nord del tabernacolo, maggiormente esposta alle intemperie particolarmente rovinata, era affrescata con il martirio di san Sebastiano.

Sfuggire alla pestilenza pisana non bastò al grande Benozzo Gozzoli che proprio di peste morì a Pistoia nel 1497. Ma a Legoli, ancor più ora con il volume di Simone Maioli, resta tangibile il suo soggiorno. –



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