Il Tirreno

Pontedera

mistero a castelfranco di sotto 

Ucciso a coltellate sull’argine dell’Arno due colpi letali al collo: giallo sulla vittima

pietro barghigiani
Ucciso a coltellate sull’argine dell’Arno due colpi letali al collo: giallo sulla vittima

L’uomo, in tuta, era senza soldi, documenti e cellulare. Esclusa la rapina degenerata, probabile un regolamento di conti

3 MINUTI DI LETTURA





castelfranco

Lo hanno visto alcuni runner che stavano correndo lungo l’argine dell’Arno nella zona di via dei Tavi. Una sagoma a ridosso del fiume. Si sono fermati e dopo essersi avvicinati hanno capito che si trattava di un cadavere. La telefonata al 118 è servita per far arrivare l’automedica da Fucecchio e, soprattutto, i carabinieri della Compagnia di San Miniato. Da quella chiamata si è aperto un giallo che, a tarda sera, ancora non aveva un elemento fondamentale per imboccare con decisione una pista investigativa: l’identità della vittima.

Quello che i militari dell’Arma sanno deriva da una ricognizione esterna del corpo crivellato di coltellate. Due, in particolare, al collo potrebbero essere state fatali.

Età intorno ai 40 anni, corporatura media, carnagione chiara, tratti europei. Indossava una t-shirt grigia e i pantaloni di una tuta neri. Ai piedi scarpe da passeggio, non da corsa. Gli investigatori escludono che si trovasse sull’argine per fare jogging nonostante la zona sia conosciuta e frequentata dagli appassionati podisti.

La salma, dopo il sopralluogo del magistrato Fabio Pelosi, è stata trasferita a medicina legale di Pisa in attesa dell’autopsia che sarà in grado di mettere ordine su ferite, profondità dei tagli e letalità degli affondi. Il tenente colonnello Gennaro Riccardi per la Compagnia di San Miniato e il comandante del reparto operativo provinciale, tenente colonnello Giovanni Mennella, stanno dirigendo le indagini. La partenza è in salita. La vittima non aveva documenti, né cellulare. Niente soldi. L’idea che si sono fatti gli inquirenti è che il delitto sia avvenuto ieri mattina in un’area isolata. Nessuno fino a sera si era rivolto alle forze dell’ordine per denunciare la scomparsa di un familiare. In zona non sono stati trovati veicoli, da auto a moto, con cui l’uomo potrebbe essersi portato in zona.

Un punto fermo è quello di escludere la rapina degenerata in omicidio. «Un tossicodipendente o un balordo non fa una cosa del genere e se la fa lascia mille tracce» confida un investigatore. Più probabile il contesto di conoscenza tra assassino o assassini e la vittima. Conti in sospeso, dalla rivalità per relazioni sentimentali ai debiti che possono spaziare dalla droga all’usura o a bottini non spartiti per traffici illeciti. Nelle ipotesi ritenute plausibili un appuntamento in un luogo appartato per chiarirsi o il prelievo a casa dell’uomo che sarebbe stato portato nella zona per una punizione sfociata in omicidio. Oppure l’omicidio è avvenuto altrove e il corpo portato sull’argine. La natura delle ferite sarà spiegata meglio dall’autopsia. Può essere stato usato un coltello o un cacciavite. Un’arma bianca magari esibita per spaventare e poi usata per colpire a morte. Quindi la fuga.

I due fendenti al collo sarebbero stati assestati con violenza e perizia. Il resto all’addome e sul resto del tronco sarebbe stato quasi un accanimento nella furia omicida. Senza l’identità della vittima tutti gli scenari sono aperti e in embrione. La rilevazione delle impronte digitali, in caso di persona con precedenti penali, in giornata sarà in grado di svelarne nome e curriculum. Se incensurato la speranza è che qualche amico, parente o collega di lavoro si faccia vivo. —





Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Italia

Muore nello schianto contro la vettura dell’ex compagno: ipotesi omicidio volontario

di Redazione web