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Ucciso a coltellate sull’argine dell’Arno, due colpi letali al collo: svolta nelle indagini, ecco chi è la vittima - Video

pietro barghigiani
Il punto dove è stato trovato il cadavere
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Il punto dove è stato trovato il cadavere

L’uomo, di Fucecchio, in tuta, era senza soldi, documenti e cellulare. Esclusa la rapina degenerata, probabile un regolamento di conti. Parla l'uomo che ha trovato il cadavere

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CASTELFRANCO DI SOTTO. Lo hanno visto alcuni runner che stavano correndo lungo l’argine dell’Arno nella zona di via dei Tavi. Una sagoma a ridosso del fiume. Si sono fermati e dopo essersi avvicinati hanno capito che si trattava di un cadavere. La telefonata al 118 è servita per far arrivare l’automedica da Fucecchio e, soprattutto, i carabinieri della Compagnia di San Miniato. Da quella chiamata si è aperto un giallo che, a tarda sera, ancora non aveva un elemento fondamentale per imboccare con decisione una pista investigativa: l’identità della vittima. Arrivata solo stamattina, lunedì 28 settembre.

Quello che i militari dell’Arma sanno deriva da una ricognizione esterna del corpo crivellato di coltellate. Due, in particolare, al collo potrebbero essere state fatali.

 

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CHI È LA VITTIMA

Corporatura media, carnagione chiara, tratti europei, la vittima Indossava una t-shirt grigia e i pantaloni di una tuta neri. Ai piedi scarpe da passeggio, non da corsa. Gli investigatori escludono che si trovasse sull’argine per fare jogging nonostante la zona sia conosciuta e frequentata dagli appassionati podisti. Le indagini, poi, fanno chiarezza: è il cadavere di Roberto Checcucci, 53 anni, era nato a Firenze ma da dieci anni si era trasferito a Fucecchio con il fratello e la mamma. Non aveva un lavoro stabile.

La salma, dopo il sopralluogo del magistrato Fabio Pelosi, è stata trasferita a medicina legale di Pisa in attesa dell’autopsia che sarà in grado di mettere ordine su ferite, profondità dei tagli e letalità degli affondi.

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LE INDAGINI

Il tenente colonnello Gennaro Riccardi per la Compagnia di San Miniato e il comandante del reparto operativo provinciale, tenente colonnello Giovanni Mennella, stanno dirigendo le indagini. La partenza è in salita. La vittima non aveva documenti, né cellulare. Niente soldi. L’idea che si sono fatti gli inquirenti è che il delitto sia avvenuto ieri mattina in un’area isolata.

Nessuno fino a sera si era rivolto alle forze dell’ordine per denunciare la scomparsa di un familiare. In zona non sono stati trovati veicoli, da auto a moto, con cui l’uomo potrebbe essersi portato in zona.

Un punto fermo è quello di escludere la rapina degenerata in omicidio. «Un tossicodipendente o un balordo non fa una cosa del genere e se la fa lascia mille tracce» confida un investigatore.

Più probabile il contesto di conoscenza tra assassino o assassini e la vittima. Conti in sospeso, debiti che possono spaziare dalla droga all’usura o a bottini non spartiti per traffici illeciti. Nelle ipotesi ritenute plausibili un appuntamento in un luogo appartato per chiarirsi o il prelievo a casa dell’uomo che sarebbe stato portato nella zona per una punizione sfociata in omicidio. Ma è ancora giallo sul movente. La natura delle ferite sarà spiegata meglio dall’autopsia. Può essere stato usato un coltello o un cacciavite. Un’arma bianca magari esibita per spaventare e poi usata per colpire a morte. Quindi la fuga.

I due fendenti al collo sarebbero stati assestati con violenza e perizia. Il resto all’addome e sul resto del tronco sarebbe stato quasi un accanimento nella furia omicida.
 

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