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Pontedera

Vigili urbani offesi donano al Meyer i soldi ottenuti dopo le querele. Il caso partito da un video

pietro barghigiani
Vigili urbani offesi donano al Meyer i soldi ottenuti dopo le querele. Il caso partito da un video

Undici imputati per diffamazione dopo aver scritto commenti su Facebook al post di un automobilista che aveva filmato un controllo della Municipale 

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SANTA CROCE. A volerla raccontare dall’epilogo l’offesa sul social ha avuto un sicuro e non scontato lieto fine. Non solo per gli autori, benefattori involontari, ma per chi ha beneficiato di un risarcimento indispensabile per ritirare la querela e interrompere un processo iniziato con una citazione diretta a giudizio e dall’esito incerto. Solo per una frase lasciata su una bacheca rimasta in vista per giorni. Loro, undici imputati, non hanno messo piede in Tribunale.

Erano tutti accusati di diffamazione aggravata per aver commentato in modo ritenuto offensivo un filmato postato da un automobilista polemico con la polizia municipale di Santa Croce sull’Arno.

La sua posizione non era nel procedimento che ieri mattina davanti al giudice Paola Giovannelli (pm onorario Daniele Giannoni) si è risolta con una sentenza di non doversi procedere per remissione di querela. Non è stata una chiusura indolore per gran parte degli undici imputati residenti tra Fucecchio, Empoli, Vinci e Pontedera difesi tra gli altri dagli avvocati Stefania Riva, Alessandro Ramerini, Silvia Messina, Filippo Gianti, Filippo Fontani e Matteo Bartalena. Per ritirare la querela gli agenti della municipale, irrisi nel video e al pari dell’autore del post sbeffeggiati anche dai commentatori, hanno preteso un risarcimento. Non soldi per sé. La somma, circa 4mila euro, è stata donata all’ospedale pediatrico Meyer di Firenze.

Una lezione esemplare che fa ricordare, ai tanti che ancora scrivono a briglia sciolta su Facebook, che le parole hanno un peso. E che la libertà di opinione non equivale al diritto di offendere.

Nel caso in esame, nel 2018, i vigili urbani che avevano fermato un automobilista che lamentava il trattamento che gli stavano riservando e per denunciare il fatto aveva pure girato un video. Postare il filmato aveva dato lo start all’esercito dei commentatori, solidali con il “vessato” e nello schernire gli agenti, e rapidi nel sentenziare verdetti inconsapevoli delle conseguenze. Più difficile, con il presunto filtro del web, essere responsabili delle proprie azioni. Glielo hanno insegnato gli agenti firmando la querela che ha innescato il processo. A quel punto veder comparire il proprio nome in un decreto di rinvio a giudizio ha portato consiglio al popolo social abile nelle sentenze sparate sugli altri, ma poco incline a subire verdetti. E così la proposta transattiva per evitare il processo ha trovato un punto d’accordo. Niente stretta di mano. Solo un concreto e utile bonifico a favore del Meyer. Senza tante parole. 

 

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