Italia
Trionfa un neozelandese, è la prima volta nella storia
Smith vince di forza su Pasqualon che non riesce a emergere allo sprint. Nell’anno del Covid, il premio per il migliore giovane va ad Alessandro Covi
PECCIOLI. Con lo sguardo cerchi Giovanni Visconti e Gianni Moscon dati per candidati a sfrecciare per primi sulla fettuccia. Ma non li trovi nelle posizioni davanti, ai 150 metri finali della Coppa Sabatini. Non è colpa dell’età di chi scrive e delle lenti degli occhiali appannate dal respiro che esala da dietro la mascherina: non ci sono proprio, imprigionati nella pancia della balena, come viene chiamato il gruppo. Davanti c’è Dion Smith, neozelandese che corre per il team Mitchelton-Scott, professionista dal 2016, faccia da attore di sceneggiati anni Settanta. Pilotato da Michael Albasini, cognome italico ma elvetico di Mendrisio, sui tornanti finali della salita di Peccioli. Mantiene saldamente la prima posizione, Smith, con pedalate possenti, così Pasqualon non riesce neppure a mettere fuori la ruota dalla sua scia e finisce secondo. Completa il podio Aleksandr Riabushenko, davanti a Jacopo Mosca (Team Italia) che al Giro di Toscana il giorno prima non era stato a guardare.
Per il portacolori della Mitchelton-Scott è la prima vittoria da prof, chissà per quanto si ricorderà quei tornanti di Peccioli e quell’arrivo in pendenza sempre e comunque con tanti appassionati al di là delle transenne pronti a applaudire. Covid o non Covid,
A proposito: premiato come miglior giovane neoprofessionista il varesino Alessandro Covi .
Ci speravano Visconti e Moscon. Eccome volevano questa vittoria, per scrivere ancora una volta il loro nome nell’albo d’oro della corsa pecciolese, passata quest’anno nella categoria Pro Series. Si sono scrutati nel gruppo, l’uno accanto all’altro. Uno studio approfondito per carpire da una smorfia le condizioni reali quando all’arrivo mancavano 25, poi 18, poi 11 km. Quando la corsa era diventata alquanto anarchica con nessuna formazione in grado di domarla. Perché in bici non si va solo con le gambe ma soprattutto con la testa. Lo ha ricordato anche quel fenomeno in sella che fu Paolo Bettini, quando in tv commentava cosa stava facendo Alexander Konychev, figlio di quel Dmitri che lo beffò nel 2001 qui a Peccioli perché «ebbi una condotta di gara ballerina e lui mi punì da par suo».
Così vanno in archivio il Giro di Toscana e la Coppa Sabatini 2020. Due giornate dense di sport, due gioie per chi ha vinto, molte decine di delusioni e di speranze vane di fare altrettanto, 393 km in bici in Valdera, 12 nominativi, diramati dal ct Cassani, poi verranno scremati a otto più due riserve, che scaldano i motori - pardon i muscoli – per il mondiale del 27 a Imola.
Già, il mondiale. Quello sognato, sperato, inseguito, poi svanito per la forte concorrenza della località emiliana. Ma da queste parti, a Pontedera e a Peccioli, gli sponsor (quelli di rilevo e gli altri minori ma non meno importanti), gli organizzatori, gli appassionati possono essere felici e appagati. Il Giro di Toscana mercoledì, e la Coppa Sabatini ieri non hanno fallito le aspettative. Il mondiale vaporizzato 15 giorni fa è ripagato. Anche in tv. Forse meglio così: con un nemico invisibile come quel virus senza maglia sarebbe stato un rischio costante. E anche le precauzioni e i protocolli usati (giustamente) in questi giorni in zona partenza e arrivo e sul percorsi lo stanno a testimoniare. —
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