Il presidio
La nuova Casa della Salute prende forma oggi
Alle 21 all’Incubatore di imprese a Peccioli la presentazione del progetto da quasi 1,5 milioni di euro per la struttura prevista a La Rosa di Terricciola
Peccioli
Un investimento da quasi un milione e mezzo di euro. Finanziato con 1.140.000 euro dalla Regione Toscana e con 300.000 euro dal Comune di Peccioli. Un progetto del quale si parlava da tre anni e che questa sera, finalmente, verrà mostrato ai cittadini. Quello del raddoppio, degli spazi ma anche dei servizi, della Casa della Salute di Terricciola è un appuntamento da non perdere per chi vive nel distretto socio sanitario che comprende Capannoli, Chianni, Lajatico, Palaia, Peccioli e Terricciola. E all’incubatore di imprese a Peccioli, inizio ore 21, l’occasione per capire come cambierà il volto di questa struttura.
Come già anticipato da Il Tirreno alcune settimane fa, questa sarà una Casa della Salute aperta 24 ore su 24 e 7 giorni su 7. Una struttura polifunzionale che diventerà, più di quanto già è adesso, un punto di riferimento per i cittadini di tutta la Valdera. Funzionalmente collegate ai più vicini presidi ospedalieri e con tutti i servizi di medicina del territorio: medicina generale, continuità assistenziale, specialistica ambulatoriale, consultorio, assistenza di base, infermieristica, domiciliare, sociale e tutti i servizi amministrativi del caso. La Casa della Salute della Rosa di Terricciola raddoppia i suoi spazi, per un investimento da quasi 1 milione e mezzo di euro. Un progetto di potenziamento del quale si parla da tre anni che a tratti ha avuto anche un percorso accidentato e con molti rallentamenti.
Ora, finalmente, si parte: i lavori per il primo lotto sono già stati assegnati. L’importanza di questo intervento è reso quanto mai attuale dall’emergenza sanitaria con il quale il Covid-19 ha colpito in questi mesi. La presenza di un sistema sanitario territoriale forte, alternativo in molti casi a quello puramente ospedaliero, si è dimostrato centrale per la gestione dei pazienti meno gravi o non ancora in fase acuta. Una visione meno ospedale-centrica che negli anni ‘90, e anche in epoca più recente, si era un po’ persa. Ma che si è rivelata con il coronavirus fondamentale per non intasare le strutture ospedaliere a rischio collasso. –
A. B.
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