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Almeno 10 dipendenti Geofor in quarantena
Si tratta di personale entrato in contatto con il dirigente e il tecnico risultati positivi al coronavirus: preoccupati i lavoratori
PONTEDERA. I contagi all’interno dell’azienda Geofor sono due, un dirigente e un tecnico, come hanno confermato i vertici stessi della società che gestisce il servizio della nettezza urbana. Ma i dipendenti in quarantena sono almeno una decina, stando a quanto è stato spiegato nella giornata di ieri. E tra gli impiegati che sono costretti a restare in isolamento a casa c’è anche una donna che è in stato di gravidanza.
Siamo in presenza di una situazione che è monitorata anche in stretta collaborazione con l’Asl Toscana Nord Ovest. Ma la gestione dei nuovi contagi - c’erano già stati alcuni casi durante il lockdown - non ha convinto una buona parte dei dipendenti.
A finire in quarantena non sono solo alcuni dei quadri aziendali, ma anche tecnici e sindacalisti che hanno partecipato ad una riunione sindacale il 27 agosto scorso alla quale era presente anche il dirigente contagiato. Uno dei sindacalisti in isolamento è stato bloccato mentre si trovava in vacanza in Sardegna. I vertici dell’azienda di Gello tendono a minimizzare, ma il malumore tra gli impiegati in questi giorni è andato crescendo. Alla società viene contestato di non aver dato adeguate informazioni al personale in modo da dargli la possibilità di prendere le giuste precauzioni. Negli uffici la notizia del primo caso positivo è partita quando l’Asl ha avviato l’indagine epidemiologica.
Già a marzo, dopo che un operaio addetto alla piattaforma di Navacchio era stato trovato positivo, c’erano state le proteste dei lavoratori rispetto alle misure adottate per limitare il rischio di contagio. E l’operaio di 42 anni che era stato ricoverato a Cisanello finì anche per essere bersaglio di messaggi offensivi. Alcuni lo avevano trattato come se fosse un untore, non pensando che il coronavirus può contagiare chiunque, non fa tante distinzioni. Nel caso specifico poi l’uomo qualche minuto dopo l’esito del tampone era già nel reparto di malattie infettive. Una storia che non sembra aver insegnato molto, almeno in termini di circolazione delle informazioni. Forse questo avviene anche nel timore che possano esserci ripercussioni sulla gestione dei servizi della raccolta dei rifiuti che durante la fase acuta dell’emergenza Covid in alcuni comuni ha lasciato molto a desiderare. —
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