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La Pugilistica dice sì al “Ponte Mazzinghi”: "Così i ragazzi conosceranno Sandro"
Dopo la morte del grande campione di boxe, il presidente della società sportiva Celentano approva l’idea de Il Tirreno di intitolargli la passerella del villaggio scolastico
PONTEDERA. Rappresentò un progetto quasi avveniristico una cinquantina di anni fa quando venne pensata e realizzata, quello della passerella che collega il villaggio scolastico al centro della città. Ora potrebbe diventare il Ponte Mazzinghi, volendo ricordare in questo modo il campione deceduto sabato 22 agosto.
Questa è la proposta lanciata da Il Tirreno che, ovviamente, sta facendo nascere prese di posizione in città. L’intento, a ogni modo, è chiaro ed evidente: quello di ricordare ai posteri, e soprattutto ai ragazzi, ai più giovani che non l’hanno visto combattere sul ring negli anni Sessanta e Settanta, quel campione e quell’uomo che è stato Sandro Mazzinghi, deceduto la settimana scorsa dopo qualche giorno di ricovero all’ospedale Lotti. Avrebbe compiuto 82 anni il prossimo 3 ottobre.
«Sono davvero felice che in città prenda piede e importanza ora l’idea lanciata dal vostro giornale di intitolare quell’opera tuttora senza un nome a un campione come Sandro Mazzinghi», osserva Vincenzo Celentano, che è il presidente dell’Associazione pugilistica Pontedera Guido Mazzinghi. Guido che avviò il fratello Sandro verso la nobile arte.
«La nostra palestra ha anche un alto valore sociale, non soltanto sportivo – fa notare Celentano – perché togliamo dalla strada e dai pericoli di essa molti giovani che in un’età complessa come quella adolescenziale possono incontrare. Per di più ha l’alto valore di ricordare un grande pontederese quale è stato Mazzinghi. E non soltanto sul ring».
Magari la quasi totalità degli studenti che transitano su quella passerella non lo conoscono. «Infatti – riprende il presidente della Pugilistica – Sandro ha combattuto quando questi ragazzi non erano ancora nati. Ne avranno sentito dal padre o dai nonni, ne avranno visto qualche foto con volti distrutti dalle molte botte prese sul ring. Tuttavia credo non ne abbiano una conoscenza vera e propria e il vedere una targa che lo propone ai più giovani può essere uno stimolo a volerne sapere di più».
Quella passerella, realizzata agli inizi degli anni Settanta con sindaco di Pontedera Giacomo Maccheroni e l’ingegner Duilio Giglioli all’ufficio tecnico, tolse non pochi pericoli agli studenti che dal centro andavano al villaggio scolastico e viceversa. Le scuole superiori stavano raccogliendo sempre più ragazzi provenienti dal resto della Valdera, dal Cascinese, dal Lungomonte e dal comprensorio del Cuoio.
Ricorda l’architetto Adriano Marsili, che del fattore urbanistico pontederese conosce un po’ di cose fin dall’inizio dell’altro secolo. «Di sicuro rappresentò un qualcosa di unico, se non altro per quella sua struttura portante con i tubi in ferro ad arco verso l’alto. Fu un progetto dell’ingegner Caffarella, accolto con particolare stupore dagli amministratori di allora. Piacque e si dette il via alla sua realizzazione». Senza dubbio si trattò di una tecnologia “avveniristica”, del tutto nuova rispetto al procedere di allora per le passerelle pedonali.
«Quella passerella – riprende l’architetto Marsili – doveva essere il ponte di unione tra il centro e il villaggio scolastico, ovviamente. Villaggio che però nel corso del tempo non è mai stato come venne inizialmente pensato. Una specie di campus – spiega – che prevedeva anche una serie di negozi e punti vendita. Logico che quella passerella era un punto di forza e il prolungamento ideale della zona centro di Pontedera. Senza dimenticare l’importanza per il traffico in quel tratto di Tosco romagnola».
«Oggi ha perso un po’ della sua importanza – sottolinea il professor Paolo Morelli – se non altro perché il piazzale dello stadio è diventato il terminal di parecchie corse di pullman da e per la Valdera e il Valdarno».
Mentre Roberto Cerri, direttore della biblioteca, riconosce l’importanza e la valenza architettonica della struttura.
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