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il caso grillaia 

Un piano per fermare le ruspe ma servono almeno 7 milioni

Alessandro bientinesi
Un piano per fermare le ruspe ma servono almeno 7 milioni

Ipotesi di cordata per rilevare la discarica con il supporto delle istituzioni Ma Tarrini non si sbottona e il suo collega Bini rilancia l’azionariato popolare

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chianni

Ruspe a lavoro tutti i giorni, vasche per la raccolta di amianto in via di realizzazione e primi camion in arrivo alla Grillaia previsti per l’inizio del 2021. Il cronoprogramma di lavori per realizzare il progetto di messa in sicurezza della discarica di Chianni procede a ritmi serrati. Mentre le trattative per stoppare l’arrivo dei 270. 000 metri cubi di eternit vanno a rilento. Troppo a rilento.

Gli incontri che hanno visto nei mesi scorsi coinvolti Comune di Chianni, Regione Toscana e Nuova Servizi Ambiente non hanno portato alcun risultato. Anzi, l’auspicato passaggio del sito dalla proprietà privata a quella pubblica sembra essere ormai tramontato. «Ho sempre detto che la trattativa sarebbe stata molto complessa, anche per degli aspetti burocratici e legali difficili da superare. E in questo momento dobbiamo già pensare a un piano B, in realtà ci stiamo già lavorando – dice Giacomo Tarrini, sindaco di Chianni –. In questo momento non posso dare altri dettagli, ma sicuramente stiamo affrontando una vera e propria corsa contro il tempo».

Quale può essere questo piano B non è facile da capire. Sicuramente si sta cercando di coinvolgere un gruppo di aziende private che, di concerto con le istituzioni, provino ad acquisire la Grillaia. Il primo ostacolo, però, è il prezzo. La delibera della giunta regionale del 25 maggio scorso autorizza la proprietà ad andare avanti e gli permette di avere in pugno la trattativa. Non ci sono conferme ufficiali, ma voci di corridoio parlano di un prezzo di vendita pari a 7 milioni di euro. L’offerta della cordata dei privati, per ora, sarebbe molto più bassa.

«Fin dal primo momento spiegai, anche nel corso di un consiglio comunale aperto, come la giunta regionale abbia lasciato, alla fine del suo mandato, una situazione complessa da gestire adesso – spiega ancora Tarrini –. Ho letto le parole di Antonio Mazzeo, consigliere regionale che ha sostenuto sempre la nostra causa. Ma è innegabile che, facendo un paragone calcistico, lui faccia parte della stessa squadra che quella decisione l’ha presa». Non è sorpreso degli sviluppi della vicenda e del procedere a ritmi spediti dei lavori il sindaco di Terricciola, Mirko Bini. Primo cittadino che spesso si è trovato a non condividere, almeno in una sua parte, la linea di intervento del suo collega Tarrini. «Non mi sono occupato di questa trattativa, non ero a quel tavolo e non posso giudicarla. So che c’è un piano alternativo, ma io ripropongo quello che presentai al sit-in davanti ai cancelli della Grillaia poche settimane fa – spiega Bini –. L’idea è che ci sia una compartecipazione di pubblico e privato con una sorta di azionariato popolare dei cittadini. Con una soluzione a rifiuti zero». Bini incontrerà a inizio della prossima settimana il Gruppo Zero, comitato che si è riformato e si oppone alla riapertura della Grillaia. «Voglio capire quali iniziative vorranno intraprendere, anche perché se la trattativa è naufragata una delle ultime possibilità resta quella del ritiro della delibera di giunta – dice ancora il sindaco di Terricciola –. E dopo di questo la protesta popolare». —



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