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giù le mani dalle donne 

Un tappeto di rose rosse contro la violenza di genere

sabrina chiellini
Un tappeto di rose rosse contro la violenza di genere

Ecco come è nata un’esperienza che è unica in Italia: l’arte dell’uncinetto  scende in campo e aiuta la diffusione della cultura del rispetto

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CASCINA

Guardi una rosa rossa e pensi all’amore vero. Migliaia di rose rosse, fatte all’uncinetto, sono diventate anche il simbolo della lotta alla violenza contro le donne. Il fiore della speranza. È un lavoro impensabile quello che un esercito di volontarie sparse in varie regioni d’Italia, e con un nucleo forte che vive a Cascina e in provincia di Pisa, sono riuscite a realizzare nel tempo, partendo da un’idea che all’inizio poteva sembrare una piccola follia. Le rose sono aumentate di giorno in giorno, sono proprio sbocciate fino a diventare un grande tappeto. Più di seimila rose rosse hanno composto la scritta “Giù le mani dalle donne”, realizzata a caratteri cubitali, con lettere larghe un metro e alte un metro e 40. Un tema, quello della violenza, che è sempre attuale. La pandemia poi ha esasperato i disagi e i conflitti latenti.

Giulietta Lorenzini, sessantenne di Cascina, all’inizio non pensava certo di mettere insieme tante persone. «Il progetto è nato – racconta – con le donne che insieme a me fanno volontariato nel reparto di ostetricia e ginecologia dell’ospedale Santa Chiara a Pisa. Con la mia associazione “La maglia del cuore di Megghy” il 25 novembre di un anno fa, Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, abbiamo organizzato una piccola festa per le madri ricoverate in quel reparto, dove andiamo per fare attività semplice, come può essere quella di lavorare all’uncinetto». Le “Rose per le donne”, realizzate a uncinetto dalle pazienti ricoverate nei due reparti e, in particolare, nelle degenze di patologia ostetrica, sono state poi vendute. Il ricavato è destinato in beneficenza per progetti a favore delle donne, all’associazione Frida di San Miniato.

Insieme a Daria Febe Aveta di Casciana Terme, che coordina un centro di ascolto, “Il fiore della vita”, è nata l’idea di fare una iniziativa a favore delle donne vittime di violenza, che coinvolgesse più persone possibili. «Il risultato è stato sorprendente – racconta Lorenzini – pensavamo di fare una piccola scritta, un pannello. Volevamo raccogliere tremila rose circa, ne abbiamo ricevute 7.500. Per fare il tappeto ne abbiamo usate quasi seimila. Ora è a disposizione delle associazioni che si occupano di violenza di genere».

Un esercito di donne, circa 500, con più gruppi di lavoro, impegnate su questo tema e che vivono in mezza Italia, hanno risposto all’appello lanciato anche attraverso i social network dalle associazioni e dalle due donne pisane.

Dietro ogni fiore ricamato un’infinità di storie. «Non conosciamo le storie di chi ha inviato le rose. Ma quasi sempre si tratta di donne che hanno vissuto esperienze di violenza in prima persona o nell’ambiente familiare o nelle amicizie. Non abbiamo chiesto le singole storie perché avevamo un altro scopo. E poi a Perignano c’è uno sportello che si occupa di questo, non volevamo sovrapporre le due cose».

Una volta che il tappeto (già esposto in più occasioni) è stato pronto, le donne hanno scritto ai Comuni della zona. «Il messaggio che il tappeto di rose contiene e trasmette non può fermarsi. Abbiamo fatto un lavoro meraviglioso. Il nostro obiettivo è che il messaggio non si limiti a una giornata, quella contro la violenza sulle donne, ma rimanga vivo 365 giorni».

La realizzazione del tappeto (a cui è seguita anche una coperta fatta durante la pandemia) è stato documentato passo dopo passo sui social. «Siamo noi che abbiamo uncinettato e cucito, noi che abbiamo impacchettato e spedito e atteso con trepidazione che il pacco venisse consegnato. Noi che abbiamo contato, attaccato le spille e composto il tappeto», raccontano. «All’inizio non pensavamo che arrivassero così tante rose – aggiunge Daria Febe Aveta, che in questi giorni taglia il traguardo dei 5 anni di impegno nei progetti contro la violenza di genere – invece la risposta è stata incredibile. Sono arrivate dalla Sicilia, dal Trentino, dalla Valle d’Aosta. Il tappeto è lungo 20 metri e noi oggi siamo orgogliose del messaggio “Giù le mani dalle donne” che può raccontare». Un messaggio sempre attuale. «Il nostro centro di ascolto a Perignano negli ultimi mesi ha visto aumentare le richieste di aiuto. Durante il lockdown, purtroppo, molti conflitti familiari e nella coppia si sono esasperati, c’è stato un picco di telefonate. Alle donne dobbiamo dire di avere coraggio per superare le paure, per agire contro silenzio e omertà». —

sabrina chiellini



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