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«Occorre dare liquidità alle aziende»
Michele Matteoli, presidente del Consorzio Conciatori di Ponte a Egola: «La produzione è in calo, sarà un autunno difficile»
PONTE A EGOLA
«Siamo molto preoccupati. Il nostro appello, che va di pari passo all’esigenza di mantenere un’economia sana, è quello di risolvere il prima possibile la crisi di liquidità che sta mettendo in ginocchio le nostre aziende». Michele Matteoli, imprenditore e presidente del Consorzio Conciatori di Ponte a Egola, non ha nascosto le sue preoccupazioni e quelle dell’intero comparto produttivo durante l’incontro organizzato dalla prefettura di Pisa sul tema del contrasto ai rischi di infiltrazione della criminalità nel tessuto produttivo del comprensorio del cuoio. Argomento tornando di grande attualità dopo alcune inchieste sul riciclaggio condotte dalla Dda di Firenze e che hanno visto coinvolte aziende della zona. Ma soprattutto per la paura che dopo la pandemia e la crisi la criminalità approfitti delle condizioni di debolezza delle aziende in difficoltà che si scontrano anche con le lentezze della burocrazia che non risparmiano l’accesso al credito e l’erogazione di contributi.
Inutile negarlo, in autunno ci sarà da fare i conti con i postumi lasciati dell’emergenza Covid 19, dal blocco delle attività e da una ripartenza che è stata difficile.
Il bilancio dopo il lockdown, è tutto in negativo. Il dato della provincia è in linea con quello nazionale ma questo non aiuta a stare tranquilli per le inevitabili ricadute sul tessuto sociale.
A parlare sono i numeri che danno la produzione in calo quasi del 50% e mancano anche gli ordini. Oltre che dal fatturato, il quadro della situazione si può avere guardando il volume dell’attività del depuratore, gestito da Cuoiodepur.
«I dati ci dicono che a maggio l’attività è stata del 34% in meno e a giugno del 40%. Siamo molto preoccupati – ha aggiunto Matteoli – il nostro settore è legato alla moda e al mondo del lusso. Gli Stati Uniti e la Cina sono fermi. Insieme rappresentano una buona parte del nostro lavoro. Credo di poter dire con tranquillità che alcune aziende hanno perso il 50% del lavoro». Anche se i pagamenti sono stati sospesi, il calo del fatturato non riuscirà a compensare le perdite di questi mesi. Per non parlare dei clienti che, trincerandosi dietro il Covid, hanno sospeso i pagamenti anche di forniture che risalgono al dicembre scorso.
«Le inchieste degli ultimi tempi hanno evidenziato che ci sono aziende che per eludere le tasse ricorrono a sistemi subdoli e questo, come è stato detto anche nel corso dell’incontro, va evitato. Ma dobbiamo chiedere con forza, non mi stancherò di dirlo, aiuti per mettere in condizione le aziende di andare avanti e superare la crisi di liquidità. Un’impresa, anche consolidata nel tempo, che ha un fatturato di 7-8 milioni all’anno ha perdite di 2-3milioni. Cosa può fare con un finanziamento di 30mila euro come quello che ci è stato proposto finora? Temo che alla fine molti decideranno di chiudere». Il rischio è che a settembre possano esserci molti licenziamenti, con inevitabili tensioni sociali e famiglie in grave difficoltà. «Ci sono realtà che lavoreranno anche d’agosto – ha aggiunto Matteoli – ma temo che a settembre ci sarà la vera crisi». Un problema che non è solo del conciario e del calzaturiero ma anche di una miriade di piccoli artigiani.
Un ragionamento di prospettiva su cui concorda il presidente della camera di commercio Valter Tamburini: «Non siamo fuori dal guado – ha detto – si sentirà l’emergenza economica dopo la pandemia. Noi vogliamo fare sapere al tessuto economico che ci siamo. La nostra è una economia sana, che ha sempre reagito, eventuali tentativi di infiltrazioni mafiose saranno fermati». Non c’è da abbassare la guardia. Impegno questo che hanno preso i sindaci di tutto il comprensorio e il primo cittadino di Fucecchio Alessio Spinelli (unico centro della provincia di Firenze) ha chiesto l’istituzione di un osservatorio permanente per fare il punto di quello che viene fatto, in tema di contrasto a possibili tentativi di inquinare l’economia e al rischio di usura.
Le parole d’ordine dell’incontro, riassunte dal prefetto Castaldo che ritiene importante lavorare sull’attuazione delle misure di sostegno alle imprese, sono collaborazione, attenzione e capacità di intercettare ogni segnale atipico. L’invito a denunciare e segnalare situazioni che possono apparire sospette è stato subito accolto dal primo cittadino di Montopoli Valdarno, Giovanni Capecchi. «A volte abbiamo avuto la sensazione di trovarci di fronte a situazioni che meritano un approfondimento, ora possiamo farlo». –
sabrina Chiellini
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