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Pontedera

il ritorno sui banchi 

L’appello dei prof del Pesenti «La vera scuola è in presenza»

L’appello dei prof del Pesenti «La vera scuola è in presenza»

Sottoscritto un documento unitario con la richiesta di incremento delle aule e dei docenti e la riduzione del numero degli alunni per classe

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cascina

Uniti e compatti nel sostenere la necessità di un ritorno alla didattica in presenza perché la scuola sia “vera” scuola. Ad alcune, inevitabili, condizioni: il mantenimento delle distanze di sicurezza, la riduzione del numero di alunni per classe, la messa a disposizione di spazi adeguati, l’incremento del numero dei docenti.

Sono questi i punti centrali del documento presentato dai docenti dell’istituto Pesenti di Cascina che gli stessi prof hanno voluto rendere pubblico anche allo scopo di chiarire alle famiglie oltre che alle istituzioni scolastiche il punto di vista degli addetti ai lavori.

«Come lavoratori e lavoratrici della scuola ci siamo trovati e trovate ad affrontare la situazione di emergenza dovuta al Covid-19 consapevoli della gravità inedita del momento – affermano –. Abbiamo messo a disposizione le nostre competenze, la nostra volontà e la passione per il nostro lavoro, riuscendo a realizzare una didattica di emergenza, con mezzi e tecnologie private, spesso non curanti di limiti orari e di importanti questioni di privacy: lo abbiamo fatto per dovere civico, per cercare di garantire il diritto allo studio. Abbiamo accettato di farlo per un tempo limitato, in una situazione di assoluta emergenza che non può essere protratta, perché questo tipo di didattica non può garantire a tutti e tutte lo stesso accesso al diritto allo studio».

La considerazione di fondo è che «la didattica dell’emergenza non può sostituirsi alla scuola», scrivono i docenti del Pesenti. «È agli studenti e alle studentesse, soprattutto, che guardiamo, perché a partire dal prossimo anno si torni a garantire la piena facoltà di accedere a un diritto garantito dalla Costituzione: la formazione a tutto tondo della personalità degli studenti, il rapporto tra pari, la loro crescita in una socialità a 360 gradi. La scuola è prima di tutto un luogo di relazione, di confronto quotidiano con i coetanei, dove si scopre la propria dimensione sociale e si impara il rispetto dell’altro, fondamentale soprattutto per alunni e alunne con difficoltà, dove il conflitto può diventare conoscenza e consapevolezza; è anche confronto con gli adulti, un confronto che può educare alla riflessione critica e all’espressione del pensiero libero, un luogo dove si diventi cittadini e cittadine consapevoli». Indispensabile dunque tornare a una «presenza fisica dentro uno spazio pubblico dedicato e protetto. La didattica di emergenza non deve essere quindi normalizzata».

Come fare? I docenti sono consapevoli della necessità di risorse adeguate per aumentare le aule e i docenti, stabilizzare finalmente i precari e reperire edifici pubblici adeguati ad ospitare gli alunni e le alunne. «In nome del diritto allo studio – concludono – vigileremo e non accetteremo scelte alternative alla didattica in presenza e in sicurezza». —

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