Il Tirreno

Pontedera

inchiesta sulla scuola coranica: parla un allievo 

«Ho mentito quando dicevo che in classe il maestro mi picchiava»

p.b.

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santa croce sull’arno

«Non è vero che mi picchiavano. L’altra volta ho detto di sì, ma ho mentito perché non volevo andare più a scuola».

Il senegalese 15enne appare deciso davanti al gip Giulio Cesare Cipolletta che lo ascolta nel corso dell’incidente probatorio in cui viene sentita anche una connazionale di 8 anni. Anche per lei quello che succedeva nella scuola coranica di via Michelangelo non aveva niente a che vedere con metodi violenti nei confronti degli allievi poco attenti agli insegnamento del Corano.

Una smentita totale dei verbali redatti un anno fa grazie ai quali i tre indagati - uno in particolare– venivano indicati come degli educatori-picchiatori. Un ribaltamento completo dell’accusa che cozza con le immagini e i video girati dalla polizia in cui si vedono i ragazzini percossi anche con bastoni.

Il pm Flavia Alemi ha chiesto ai due, soprattutto al ragazzo, se avesse parlato con qualcuno, se fosse stato convinto a cambiare versione. «No» è stata la risposta del minorenne nel rinnegare quanto fatto mettere a verbale un anno fa.

Saranno sentiti altri sei ragazzi iscritti alla scuola coranica poi chiusa dopo il blitz della squadra mobile.

I tre indagati sono difesi dagli avvocati Antonella Antonelli, Enrico Roccasalvo e Alessio Righini. La prossima udienza davanti al gip è fissata per settembre. La sensazione è che le pressioni sulle parti offese cerchino di oscurare quello che nei video è di un’evidenza solare. Secondo la squadra mobile della polizia, con responsabilità diverse, i tre avrebbero maltrattato minori di età compresa tra i 7 e i 17 anni, a loro affidati in orario extrascolastico perché ne curassero l’educazione religiosa attraverso l’insegnamento dei precetti islamici.

Da tempo nella scuola di Corano il maestro, secondo la Procura, aveva creato un clima piuttosto rigoroso, arrivando a percuotere con delle stecche gli allievi che si dimostravano distratti alle lezioni e agli indottrinamenti della religione islamica. Ci sono i video a sostegno della tesi della Procura. I comportamenti dei tre «andavano ben oltre l’intenzione di correggere intemperanze comportamentali o errori di dizione dei giovani allievi, e si traduceva frequentemente in aggressioni gratuite e ingiustificate, oltre ad aver ridotto i piccoli frequentatori del centro in una perenne condizione di soggezione psicologica». —

p.b.

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