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Chiocchini: "Gli over 65? Una categoria “sacrificabile” in base alle statistiche Covid"

Giulia Zamponi
L’avvocato ed ex vicesindaco di Ponsacco Alberto Chiocchini
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L’avvocato ed ex vicesindaco di Ponsacco Alberto Chiocchini

L’avvocato evidenzia questa stortura dei giorni attuali: «Sono rimasto quasi recluso nel mio studio, rispettando le regole» 

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PONTEDERA. Sono gli individui più a rischio contagio da Covid-19, a causa dell’età avanzata e delle possibili altre patologie croniche che presentano. Sono diventati “sacrificabili”, solo numeri e non più persone. Gli anziani sono i più vulnerabili nella società, i più fragili, costretti a stare in casa nella loro solitudine forzata.

In Italia gli over 65 sono quasi 14 milioni e costituiscono una ricchezza inestimabile del patrimonio umano. Ma come hanno trascorso il doloroso momento della quarantena? Come hanno reagito psicologicamente alla nuova realtà? Che impressioni hanno sul momento storico che stanno vivendo? Alberto Chiocchini, 66 anni, noto avvocato di Ponsacco non ancora in pensione, è sempre stato impegnato per il suo comune, soprattutto nel campo del sociale. È stato uno dei più giovani consiglieri comunali in Italia, nel 1975 a soli 21 anni, con la Democrazia Cristiana, poi il primo presidente del consiglio comunale del paese ai tempi del sindaco Cicarelli, infine vicesindaco nell’amministrazione Granchi dal 1995 al 1999 come assessore al personale e al sociale.

«Sono sempre stato molto attento alle regole imposte dal Governo - racconta - Mi lavo continuamente le mani e penso di essere stato uno dei primi a Ponsacco a portare la mascherina, quando ancora non eravamo nella chiusura totale». Il coronavirus ha fatto saltare in aria tutti gli impegni della sua agenda: «Durante il periodo di quarantena, in due mesi sono andato solo un paio di volte in tribunale, per processi a persone in carcere o agli arresti domiciliari, solo su richiesta dell’imputato o del difensore. Altrimenti sono rimasto a casa, facendo lavoretti domestici, passeggiate entro i 200 metri consentiti e venendo a lavorare nel mio studio». Nonostante questo, anche se l’Italia era ferma l’avvocato non ha mai smesso di lavorare del tutto, in quanto «nell’ambito del penale non si va mai in quarantena». Finito il periodo più critico, come sta cambiando il lavoro nell’ambito giudiziario? «La ripartenza è molto lenta, le udienze sono state rimodellate, rinviate di molti mesi, e la precedenza viene data ai processi più delicati». Ma Alberto non è l’unico over 65 in famiglia: suo padre Dino compirà a breve 101 anni e fortunatamente non ha patologie importanti. È ospite della Casa di Riposo “Giampieri” e, a causa dell’alto rischio di contagio, non può ancora vedere suo figlio, dopo tre mesi. Suo zio, Monsignor Alberto, canonico numerario dell’Arcidiocesi di Pisa, invece, ha compiuto 100 anni e vive a Pisa, accudito da una badante. «Mio zio è quasi autosufficiente, nonostante l’età avanzata; fino a prima del lockdown andava tutte le domeniche in Duomo a concelebrare la messa». Monsignor Alberto si tiene informato guardando i telegiornali, segue lo sport e la politica, ma naturalmente durante questo difficile periodo è sempre stato in casa: la signora che abita insieme a lui andava a fare la spesa, il nipote qualche commissione».

Chiocchini si pronuncia sulla gestione della ripartenza da parte delle autorità: «Dal mio punto di vista, avremmo dovuto riaprire prima il piccolo commercio, l’artigianato. Queste prevenzioni magari avrebbero strozzato meno l’economia. Il politico deve avere il coraggio di fare il politico e assumersi le sue responsabilità».

L’avvocato Chiocchini conclude parlando del rapporto tra gli over 65 e le nuove tecnologie: «Le persone della mia età e quelle con età ancora più avanzata non sanno usare il computer, si trovano in difficoltà a lavorare da casa: l’Italia è scolarizzata fino ad un certo punto. Se andiamo avanti così, finirà anche il contatto umano, la vita sociale, il confronto dal vivo». —

Giulia Zamponi


 

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