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Arpat a Legambiente: «La Grillaia riaprirà per il bene di tutti»

Alessandro Bientinesi
Arpat a Legambiente: «La Grillaia riaprirà per il bene di tutti»

L’agenzia regionale replica agli ambientalisti sulla discarica: «Anche loro sanno che smaltire l’amianto è una priorità»

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Chianni. Non è un segreto che in Toscana ci sia una montagna di amianto da smaltire: oltre 2 milioni di tonnellate ancora da bonificare in una delle regioni con la presenza più alta, anche in edifici pubblici, di coperture in eternit. Riaprire la discarica della Grillaia – e la scelta della giunta regionale toscana va in quella direzione – permetterebbe di avviare un piano (già finanziato con 10 milioni di euro) per lo smaltimento di quasi 300 mila tonnellate, pari al 15% del totale.

Una soluzione che ha portato Arpat, che ha più volte ha dato parere positivo al progetto presentato dalla Nuova servizi ambiente per il sito di Chianni, a voler rispondere alle dichiarazioni di Legambiente Valdera dei giorni scorsi. «Arpat ha espresso parere favorevole al progetto ma questo non ci tranquillizza affatto – si leggeva in una nota stampa dell’associazione ambientalista –. Lo stesso ente aveva già analizzato e approvato i progetti che hanno portato alla situazione attuale? ».

Arpat però, prosegue sulla sua linea e continua a difendere il suo operato. «Abbiamo ottimi rapporti con Legambiente, un nostro importante interlocutore. Ma dobbiamo fare alcune precisazioni – si legge in un comunicato stampa dell’agenzia –. Da oltre dieci anni, periodicamente, Arpat effettua controlli per verificare il corretto svolgimento delle fasi di post chiusura per la messa in sicurezza della discarica di rifiuti urbani e speciali. I sopralluoghi hanno evidenziato in più occasioni la necessità di mettere in sicurezza e sistemare l’impianto di trattamento, in relazione al trattamento del percolato e del biogas».

Una serie di accertamenti che ha portato a segnalazioni di carattere amministrativo e penale alle autorità competenti, ma che sarebbero state seguite dagli interventi correttivi della proprietà. «Per questo è necessario, adesso, avviare un percorso volto a garantire davvero la chiusura e la messa in sicurezza della discarica – prosegue nella sua nota Arpat –. Il progetto presentato, per evitare problemi di emissioni diffuse in fibre, ne garantisce la fattibilità economica che, come si è visto in questi anni, costituisce un aspetto essenziale. Allo stesso tempo si rende possibile lo smaltimento di un consistente quantitativo di amianto. Un problema che, al di là del caso specifico, è indispensabile affrontare in via generale. Dobbiamo procedere davvero, come anche Legambiente nazionale segnala da tempo, alla rimozione dei tantissimi manufatti presenti ovunque e in grande quantità anche nella nostra Regione».

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