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Pontedera

“liturgia della parola” a moriolo 

Letture, canti e danze per le vittime di Covid La collina si trasforma in un centro culturale

Nilo Di Modica
Letture, canti e danze per le vittime di Covid La collina si trasforma in un centro culturale

Domenica la prima iniziativa, il sogno è trasformare  chiesa, foresteria e tutta l’area in sede stabile di eventi

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san miniato

Esorcizzare la paura di questi mesi e dargli forma d’arte in un luogo inedito, la collina della piccola località Moriolo, che per un pomeriggio, domenica prossima, diventerà una sorta di nuova Spoon River, grazie all’ingegno di Andrea Mancini e don Francesco Ricciarelli. Un evento che segna il ritorno alla “normalità” del teatro e del Dramma Popolare (che patrocina l’evento) a San Miniato, ma che potrebbe anche rappresentare qualcosa di più: l’inizio di un vero e proprio progetto per uno stabile centro culturale sulla collina, ancora tutto da pensare. Ma anche una sorta di piccolo assaggio delle atmosfere che anche quest’anno, malgrado il Covid-19, animeranno l’estate sanminiatese e la vicina Piazza Duomo con il ritorno della Festa del Teatro.

Tutto questo racchiude l’incontro di “liturgia della parola” previsto per domenica dalle 17.30, che animerà l’antica chiesetta di San Germano fra letture, canti (con le canzoni di don Mario Costanzi), danze (con la ballerina Daniela Maccari) e squarci di teatro (con gli attori Silvia Bagnoli e Paolo Giommarelli) celebrando anche la memoria di don Luciano Marrucci. «In tanti – dice Marzio Gabbanini, presidente della Fondazione Istituto Dramma Popolare, che patrocinerà l’iniziativa – hanno dedicato brani lirici e teatrali all’incontro con i defunti, e citiamo per tutti l’Alighieri e il suo immenso poema. Hanno in genere scelto illustri esempi, sia di persone, sia di poesia, tanti i riferimenti al passato, alla lirica classica. C’è invece almeno un poeta che ha lavorato diversamente. Stiamo parlando di Edgar Lee Masters che ha dedicato le sue liriche alla banalità del mondo con una scrittura a partire dalla lingua di tutti i giorni, vuota di artifici letterari». Ispirandosi al poeta di Spoon River, ma procedendo liberi, Mancini e don Ricciarelli hanno preparato i testi per fare memoria dei morti di coronavirus. Una memoria che si intreccerà con quella di Lindsay Kemp e di don Luciano Marrucci, che proprio sulla collina di Moriolo aveva creato il suo buen retiro ed è sepolto nel suo piccolo cimitero.

L’evento però non vuole essere isolato, ma guarda lontano, ad un’idea che ancora non è che agli esordi: «La collina di Moriolo», un centro culturale costituito da una chiesa, una foresteria e da una serie di spazi chiusi e aperti, compreso il cimitero, che ospiterà eventi culturali raccogliendo l’eredità di don Marrucci e dei tanti protagonisti del teatro, della pittura, della poesia, che erano saliti sulla collina in cerca di conforto, in cerca di parole. Nella foresteria verrà allestita una mostra di quadri di Stefano Renieri, il pittore di Corazzano recentemente scomparso, che tanto era legato a questi luoghi e al parroco poeta don Marrucci. Si pensa anche ad una fornitissima biblioteca teatrale, un luogo di proiezione, un luogo di ristoro. «Siamo solo agli inizi. Per adesso è un’idea e poco più che ci è stata fatta – dice Marzio Gabbanini. – Ma è qualcosa che potremmo esporre ai nostri tanti storici collaboratori e partner, a cominciare dalle istituzioni». —

Nilo Di Modica

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