«Noi del Cuoio, gente di periferia. Servono soldi per le infrastrutture»
San Miniato tifa per il “suo” Eugenio Giani candidato alla presidenza della Regione Il sindaco: «Per noi è fondamentale la Fi-Pi-Li, altro che liti intestine tra aeroporti»
cristiano marcacci
È impietoso il sindaco di San Miniato Simone Giglioli. Nonostante abbia a che fare con un fisico tutt’altro che asciutto come il suo, tenuto costantemente in forma da un frequente ricorso al podismo, ci dà appuntamento sul prato della Rocca. Per i non allenati e i sovrappeso, alle 9.30 del mattino anche raggiungere la location di un’intervista può assomigliare ad una piccola impresa. «Ma guardi che posto, che panorama!», esclama. Con spirito vendicativo gli lanciamo subito una frecciatina: «Le vorrei far presente che sta copiando Eugenio Giani, è da qui che ha dato il via alla campagna elettorale». «Chiarisco subito – risponde Giglioli con fare scherzoso –: è Giani che ha copiato noi. O meglio: è Giani che ha preso “in prestito” questo luogo. Dice che rappresenta il centro della Toscana, da qui secondo lui si vedono nove province. Su otto sono d’accordo, sulla nona ho qualche dubbio. Arezzo non si vede».
A proposito di Giani, siete pronti ad avere un sanminiatese d’adozione come presidente della Regione?
«È un’idea alla quale guardo ovviamente con grande favore. Non so quando ci potrà ricapitare. Eugenio conosce bene l’intera zona e potrà essere un valido punto di riferimento per lo sviluppo del comprensorio, anche e soprattutto sotto il profilo infrastrutturale».
Già, le infrastrutture. Vi sentite, voi sindaci del Cuoio, un po’ bistrattati?
«Rispetto al fatto che il distretto del Cuoio ha un bacino di centomila abitanti ci sentiamo effettivamente un po’ periferia della Toscana. Nonostante il segnale forte che è arrivato dal presidente Enrico Rossi lo scorso 27 aprile, quando firmò la deroga per l’attività conservativa del pellame nelle aziende. Resta però il fatto che le infrastrutture sono carenti e c’è bisogno di investimenti. Altro che liti intestine tra gli aeroporti di Pisa e Firenze, uno dei maggiori punti dolenti è sicuramente rappresentato dalla Fi-Pi-Li, un’arteria da anni altamente insufficiente per la mole di traffico che è costretta quotidianamente a sopportare. Per noi è uno snodo fondamentale, senza il suo adeguamento affogheremmo economicamente. A questo aggiungo il tema della ferrovia: la linea Firenze-Pisa non risponde alle reali esigenze, sia per quanto riguarda lo spostamento delle persone che per il traffico delle merci. Occorre una maggiore attenzione per questo territorio, anche perché la sua capacità di attrarre cospicui investimenti da parte dei privati è sotto gli occhi di tutti. Qualcosa si sta muovendo anche nella fase post-pandemia, c’è l’interesse ad insediarsi nel nostro comune da parte di un gruppo industriale con il quale sono in contatto. Da non dimenticare, nel periodo pre-Covid, l’acquisizione di una quota della conceria Masoni da parte del gruppo Lvmh, proprietario del marchio Louis Vuitton, e la grande crescita della Vamas di Ponte a Egola e del gruppo di cui fa parte, il “Tre Zeta”».
A proposito di imprese, la ripartenza si è già concretizzata?
«Tutto dipenderà dalla ripresa del mercato del lusso legato alle grandi firme. Se da loro arriverà la ripartenza per noi sarà un bene, altrimenti ci saranno nuove sofferenze. Per il momento, però, c’è molta preoccupazione sul fronte dei nuovi ordinativi».
Come Comune ce la farete a programmare qualche investimento?
«L’idea è quella di tener fede al programma elettorale. Per quanto riguarda la cosiddetta “mobilità dolce” saranno ad esempio molto importanti la ciclopista dell’Arno (il percorso da Arezzo fino a Boccadarno su cui la Regione riverserà parecchie risorse) e il collegamento, sempre per le bici, dalla stazione ferroviaria di San Miniato Basso al centro storico. Una grande attenzione la vorrò inoltre dedicare alle frazioni più decentrate e ad aumentare la sicurezza stradale, rallentando e fluidificando il più possibile il traffico favorendo ciclisti e pedoni all’interno dei centri abitati».
Ma Giglioli si considera sempre un uomo del Pd?
«Sono stato, come noto, un sostenitore di Renzi e non rinnego niente di quel periodo. Ma con la nascita di Italia Viva non ho mai avuto dubbi. Sono rimasto e rimango convintamente a far parte del Partito democratico. Non ho sostenuto Zingaretti, ma da quando è il segretario del Pd è anche il mio segretario». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google