Il presidio
Analia, l’argentina stregata da Volterra: «Qui il mio atelier»
La scultrice è stata tra i protagonisti del corso professionale per alabastrai «È un luogo ideale per allestire una vetrina di opere mie e di altri artisti»
VOLTERRA
«Qui da voi c'è tanto da imparare dalle botteghe degli alabastrai, ecco perché vorrei costruire qualcosa». Parla un italiano venato dall'accento di chi viene da un altro mondo, lontano, oltre l'oceano Analia Adorni, argentina trapiantata in Italia, Paese dei suoi nonni. Scultrice e non solo, 43 anni, originaria dell'Argentina, l’artista sta da qualche tempo cercando “casa” fra i vicoli della città etrusca, alla fine di un percorso virtuoso che l'ha vista protagonista insieme ad altri cinque, italiani, del Volterrano, ma come lei anche stranieri, di un “viaggio” all'interno della tradizione alabastraia, fra arte, storia, e cultura.
Un corso per giovani disoccupati organizzato lo scorso anno grazie ad una collaborazione fra agenzia formativa della Cna Copernico, la cooperativa Artieri e la Regione Toscana che ha visto la creazione per la prima volta di un codice identificativo per la qualifica professionale del lavoratore dell'alabastro, differenziato da chi, ad esempio, si dedica al marmo o ad altre pietre. «È stato molto utile, un percorso molto completo perché, oltre ad approfondire gli aspetti pratici, cercava di farci entrare a pieno nella storia di Volterra, contestualizzandone anche la grande tradizione artigiana ed il suo ruolo nel tessuto produttivo».
Esperienza che per lei, nipote di emigranti italiani di Camaiore, ha rappresentato un'occasione, dopo gli studi in belle arti a Firenze, per provare a mettere radici qui, nel volterrano.
«Da dicembre, dopo la fine del corso, ho incominciato a darmi da fare per aprire un atelier qui a Volterra – racconta –. Qui c’è una fortissima tradizione artistica a misura d'uomo, con artigiani molto preparati da cui si può imparare molto. Ma ci sono anche le condizioni per creare qualcosa di diverso da una semplice vetrina o bottega artigiana. Quello che vorrei realizzare è un posto dedicato alle mie opere, ma che possa fungere anche da vetrina per molti altri artisti. Un collettivo, insomma».
Impresa ovviamente temporaneamente messa sotto scacco dal coronavirus, ma che Analia non ha alcuna intenzione di mollare. «In questi mesi le persone si sono concentrate molto sulla dimensione virtuale della vita – spiega – le distanze, gli acquisti on line, una quotidianità casalinga. Ma le cose prima o poi torneranno alla normalità. E di questo “ritorno” faranno anche parte l'artigianato, l'arte e la voglia di uscire. In questo momento mi sto informando tramite la Regione delle opportunità che ci sono a favore delle startup, per la messa in opera di un laboratorio-atelier artistico, magari insieme anche ad altri. Ovviamente i soldi da investire sono il problema più grande, ma ho ricevuto molto aiuto su tutto il fronte della stesura di un progetto. Il mio progetto qui, a Volterra». —
Nilo Di Modica
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