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l’odissea giudiziaria 

«Quel palazzo deve essere abbattuto» Dopo 15 anni la Cassazione decide

Sabrina Chiellini
«Quel palazzo deve essere abbattuto» Dopo 15 anni la Cassazione decide

Il Comune non avrebbe dovuto autorizzare una costruzione ex novo (9 appartamenti su tre piani) in pieno centro storico

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castelfranco

«Quell’autorizzazione a costruire non doveva essere rilasciata». La Corte di Cassazione, dopo una lunga battaglia legale, con una sentenza emessa il 20 maggio scorso, ha definitivamente chiuso la tormentata vicenda del palazzo costruito al posto di un opificio in pieno centro storico a Castelfranco. Hanno ragione i privati che hanno trascinato in giudizio l’impresa edile esecutrice di un piano di recupero approvato dal Comune, che consentì la sostituzione di un vecchio calzaturificio dismesso (monopiano), con un palazzo a tre piani (e con nove appartamenti). Ora, dopo che il Tribunale di Pisa già da anni aveva ordinato la interruzione dei lavori, c’è solo una grossa scatola vuota. E qualcuno dovrà demolirla. Non si sa ancora a spese di chi, visto che l’impresa, la Re.Co. Edilizia srl, è fallita.

La storia è cominciata più di 15 anni fa e nessuna delle richieste e diffide presentate dai privati al Comune è mai stata accolta. Se è vero che l’impresa realizzatrice non c’è più, è non meno vero che il palazzo è stato costruito su autorizzazione del Comune, il quale, stando alla sentenza della Corte, ha illegittimamente applicato la disciplina urbanistica del centro storico, ad oggi illecitamente occupato da un edificio che non avrebbe dovuto essere fatto costruire, per di più abbandonato, con rischi per la pubblica incolumità.

I proprietari del piano terra e del primo piano di un più ampio e storico edificio confinante con il vecchio calzaturificio, assistiti dall'avvocato Giancarlo Altavilla di Pisa, fin dall'apertura del cantiere e già prima, cioè da quando erano venuti a conoscenza delle concessioni edilizie rilasciate dal Comune di Castelfranco, si sono opposti in ogni modo per fermare i lavori, sollecitando il riesame del progetto da parte del Comune, rimasto completamente indifferente a tutte le rimostranze. Fatto è che il nuovo edificio voluto dal Comune è irregolare e deve essere demolito, anche per porre fine ai gravi danni subiti dai confinanti che sono stati “rinchiusi” dal nuovo palazzo. Nel 2008, tanto per ripercorrere la storia, i confinanti erano riusciti con un procedimento d'urgenza e la perizia di un consulente tecnico d'ufficio a far sospendere i lavori (si pensi che il progetto preliminare è del 2003…). Il Comune, però, forte di un parere legale che poi non ha trovato conferma in nessun grado di giudizio, ha deciso di andare avanti ritenendo di avere agito nel rispetto delle regole. La società costruttrice ha resistito in giudizio e nella fase di merito ha chiamato in contraddittorio anche la proprietaria dell'area su cui è stato realizzato l'intervento, gli eredi del progettista e i professionisti che hanno predisposto il piano di recupero. Mentre il direttore dei lavori è stato chiamato in causa dagli eredi del progettista stesso. Durante il processo civile un nuovo consulente, dando credito alle indicazioni pervenute dai tecnici del Comune, aveva dato torto ai ricorrenti. Ma ciò non è bastato, perché già in primo grado il Tribunale di Pisa ha deciso che i lavori erano illeciti e non avrebbero dovuto essere autorizzati dal Comune.

Quella che è stata costruita è un'opera nuova, soprattutto in relazione «alla maggiore volumetria e alla più che apprezzabile elevazione rispetto alla pregressa demolita struttura». Il palazzo non rispetta le distanze minime di 10 metri tra gli edifici. Il Tribunale di Pisa nel 2015 aveva disposto di arretrare l'immobile e aveva condannato l'azienda costruttrice a risarcire i ricorrenti e a pagare le spese legali. «Doveva essere il Comune ad accertare che in via Matteotti si voleva realizzare non una ristrutturazione dell'opificio esistente, ma una nuova costruzione, un nuovo palazzo – è sempre stata la posizione dei ricorrenti –. E gli uffici comunali dovevano sapere che nel centro storico non si possono realizzare opere ex novo».

Il prossimo passo dei ricorrenti, come spiega l’avvocato Altavilla, sarà valutare come procedere per giungere (anche a tutela dell’interesse pubblico, che spetterebbe al Comune di perseguire) alla demolizione dell’edificio. «Allo stato attuale – dice – a Castelfranco, nel centro storico, c’è un palazzo illecito e cadente, lasciato nel degrado, meta di senzatetto e difficile da controllare. Sappiamo che è stato realizzato con permessi che non dovevano essere rilasciati. Il Comune e i tecnici municipali in servizio all’epoca dei fatti ora saranno chiamati a rispondere di tutto quanto nell’incresciosa vicenda è ascrivibile alla loro responsabilità». —Sabrina Chiellini



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