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Palazzo Viti a Volterra riapre e cambia abitudini: "Forse lavoreremo anche a Natale"

Andreas Quirici
Da sinistra Giovanna Viti e Simona Michelotti in una delle stanze più suggestive di Palazzo Viti
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Da sinistra Giovanna Viti e Simona Michelotti in una delle stanze più suggestive di Palazzo Viti

Viaggio nella città etrusca che ritrova il commercio e cerca turisti. L’edificio storico è il primo luogo culturale che può essere visitato dal pubblico

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VOLTERRA. È l’unico luogo d’interesse storico e culturale a Volterra già riaperto. Per musei e aree archeologiche si dovrà attendere ancora. Palazzo Viti, del resto, è gestito da privati, l’omonima famiglia che ha scelto di far ripartire le visite (rigorosamente su prenotazione) in un edificio che contava tra le 200 e le 300 presenze nelle giornate di punta. È il simbolo della ripresa di una città che dovrà necessariamente rivedere i propri schemi.

«Di solito i mesi di aprile e maggio sono già molto buoni dal punto di vista degli incassi – spiega Giovanna Viti, in compagnia dell’unica dipendente, Simona Michelotti –. Quest’anno sarà tutto diverso perché mancheranno gli stranieri. Ma speriamo che già dal prossimo fine settimana ci possano essere dei miglioramenti. Dobbiamo solo sperare che le cose migliorino e dovremo, con molta probabilità, fare cambiamenti anche noi che d’inverno abbiamo sempre chiuso, mentre per quest’anno stiamo valutando se restare aperti almeno fino a Befana».

Eccola la necessità di adattarsi alla difficilissima situazione che si è venuta a creare nel mondo, in cui le città d’arte sembrano destinate a soffrire i problemi e le paure degli spostamenti. Secondo Simona Michelotti, lunedì 18 maggio "è stato strano ma si contavano già persone non volterrane in giro. La speranza è che aumentino sempre di più e che si possa contare su un afflusso di turisti italiani che riscoprono i loro tesori".

L’ottimismo c’è ed è già molto per un posto particolare come Volterra che da lunedì ha visto riaprire i battenti di attività commerciali rimaste chiuse finora. Centri estetici, parrucchieri, negozi di abbigliamento ed esercizi legati alla ristorazione stanno, pian piano, riprendendo a lavorare. Anche se, fatalmente, occorre avere pazienza e cercare di cogliere le occasioni. Tutto questo nonostante il sostegno economico da parte dello Stato non sia puntualissimo e il gran caos che si è creato per le date di riapertura.

In giro per la città etrusca s’incontrano persone che fanno acquisti o che, più semplicemente, riscoprono il piacere della chiacchiera dopo settimane sprangati in casa per paura del contagio. Il pienone che solitamente si crea con la bella stagione è un ricordo a cui si cerca di ovviare con la ripresa delle vecchie abitudini. E fanno tenerezza gli anziani che si ritrovano e che si salutano come amici veri lontani l’uno dall’altro per tanto, troppo tempo. Anche qui la paura per le categorie deboli ha contrassegnato un periodo davvero cupo. Ma ora c’è voglia di reagire e di farsi vedere in giro. Malgrado molte saracinesche (in special modo quelle dei ristoranti) siano ancora abbassate. E chissà quante torneranno ad alzarsi.

CENTRO ESTETICO "LE SALON"

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"Ripartiti molto bene in un settore che vola"

L’agenda piena fino alla prossima settimana e la sensazione di essere parte di un settore che è ripartito molto forte, ma che funziona al di là dei momenti storici. Ambra Marongiu ha la mascherina d’ordinanza e gli occhi scintillanti nel suo centro estetico Le Salon che ha aperto tre anni fa. Sta aspettando una cliente che arriverà a momenti. "Siamo ripartiti benissimo – dice l’estetista – ma avevo pochi dubbi. Il nostro è un settore che non conosce crisi. Certo, rimanere chiusi per tre mesi ha creato problemi, ma per fortuna avevo una situazione abbastanza solida e sono riuscita a rispettare tutte le scadenze senza problemi. In giro si sente dire che servirebbero aumenti di prezzi dopo settimane di mancati incassi. Ma io non prendo in considerazione questa soluzione".

IL BARBIERE "SERGIO FIERI"

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"Nostalgia delle chiacchiere coi clienti in attesa"

"Non ho mai lavorato con le prenotazioni, ma se continuerò lo farò solo su appuntamento". Sergio Fieri è il barbiere storico di Volterra dopo circa sessant’anni di attività. Ha riaperto la sua bottega lunedì, malgrado il parere contrario della moglie. "Mi sono detto che dovevo riprovare anche con le regole nuove – racconta –. E devo dire che non va male. Tutti avevano bisogno di tagliarsi i capelli e le richieste non mancano di certo". Quello che manca, semmai, è il clima da barberia. "Qui sono sempre venute persone che, oltre a farsi la barba o a tagliarsi i capelli, rimanevano a chiacchiera su qualsiasi cosa. E devo dire che ho nostalgia di quel clima. Ma le regole ora sono queste e bisogna rispettarle, anche se non è facile".

HAIR BEAUTY

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"Prenotazioni fino alla prossima settimana"

La visiera calata sul viso e la mascherina a rendere il lavoro di parrucchiera ancora più difficile. Ma finalmente, comunque, il lavoro è ripartito e Patrizia Senette, titolare di Hair Beauty, è visibilmente emozionata. "Ho aperto l’attività lo scorso ottobre, non proprio il momento giusto, visto cosa è successo negli ultimi tre mesi", dice sottolineando che lavora da sola: "All’inizio pensavo di aver fatto la scelta sbagliata. Ma ora, con la situazione che si è creata, penso di aver fatto bene. Lavoro molto, ma almeno non sono costretta a mettere a casa nessun dipendente. Siamo ripartiti a bomba. Questa settimana è tutto pieno, la prossima quasi completa. Con le esigenze di sanificazione, riesco a ricevere meno clienti. Ma va bene così. Non ne potevo più di stare senza fare niente".

DESI CALZATURE ABBIGLIAMENTO

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"Gli effetti della crisi si vedranno in inverno"

La pandemia e il lockdown cambieranno la città e le strategie economiche e di sviluppo. Ne è convinto Simone Virgili di Desi calzature-abbigliamento. L’ex presidente del Centro commerciale naturale è visibilmente preoccupato. "La nostra clientela è, in gran parte, composta da volterrani – dice il commerciante – ma senza visitatori chi campa di turismo dovrà rivedere i propri guadagni e, di conseguenza, tutto l’indotto ne soffrirà. E anche le botteghe di vicinato come la nostra riceveranno la botta. Che poi, il problema maggiore sarà superare l’inverno, periodo notoriamente di forte calo nella nostra città. Sarà in quel momento che si potranno verificare con più chiarezza gli effetti del coronavirus. Siamo ripartiti, è vero, ma lo abbiamo fatto praticamente da soli, senza aiuti dallo Stato".

SOUVENIR "ASKOS"

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"Giusto provarci, ma senza stranieri è dura"

Dimitri Cellesi e Pamela Borghi sono una coppia che lavora gomito a gomito nel negozio di souvenir e oggetti da regalo Askos. La loro attività è tra quelle che hanno riaperto lunedì 18 maggio. Ma appartiene a un settore che, molto probabilmente, risentirà più di tutti degli effetti del coronavirus. "Sappiamo già che i nostri maggiori clienti, i turisti stranieri, quest’anno molto probabilmente non verranno – dice Cellesi –. E le prospettive sono davvero difficili. Riaprire era giusto, perché dobbiamo provare sempre a guardare la situazione in senso positivo. Ma sappiamo già che sarà durissima, visto che in estate, di solito, realizziamo gli incassi che ci consentono di trascorrere tranquillamente l’inverno, periodo in cui le vendite calano drasticamente".

NEGOZIO MULTIETNICOP "TURAN"

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"Indietro coi pagamenti per colpa del virus"

"Non ci voleva proprio". Carla Taddei ha lo sguardo fisso nel vuoto mentre ripensa ai nove anni trascorsi a pagare il negozio multietnico Turan. Poi, quando finalmente le cose sembrano sistemarsi, ecco il peggior virus della recente storia mondiale a tagliarle letteralmente le gambe. "Sono rimasta indietro coi pagamenti – dice la commerciante – e ora non ho molti margini di manovra. Sto svendendo la merce perché non posso fare ordini per mancanza di liquidità. Ma a 61 anni non mi metto certo a indebitarmi con le banche per rincorrere chissà cosa. Andrò avanti alla giornata e poi deciderò se continuare o meno. D’altra parte, quest’anno è così. Dovremo contare sui turisti italiani. Ma non sono tranquilla, da noi arrivano prevalentemente dal Nord Italia".

PIZZERIA "LA MANGIATOIA"

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"Guardiamo avanti invece che al passato"

Prima i buoni risultati dell’asporto. Poi la riapertura, prevista per giovedì 21 maggio per una delle pizzerie più conosciute di Volterra. La Mangiatoia non è grandissima, ma il suo titolare, Diego Calonaci sembra non preoccuparsene più di tanto. "Abbiamo sempre lavorato su prenotazione – dice l’imprenditore – e continueremo così. I coperti, molto probabilmente, saranno inferiori. Ma non possiamo preoccuparcene più di tanto. Dobbiamo andare avanti in una situazione sconosciuta a tutti». Ci sarà una riduzione, inevitabile, di personale, ma Calonaci è cosciente del fatto che occorre pensare più al 2021 che a come andrà quest’anno. «Meglio guardare avanti invece che indietro – sottolinea –. I paragoni col passato non vanno fatti e, soprattutto, dobbiamo avere fiducia".

RISTORANTE "DON BETA"

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"Nessun pagamento della cassa integrazione"

Scope in mano e prodotti per le pulizie. Il ristorante Don Beta si prepara alla riapertura di venerdì, mentre molte altre attività dello stesso settore sembrano lontane dall’accensione delle insegne. I dipendenti del locale si danno da fare, ma rimuginano su una vicenda simile a molti altri lavoratori in Italia. "Siamo in dieci – dicono durante una pausa – ma a nessuno ancora è stata pagata la cassa integrazione. E questo è un bel problema per chi, come noi, non percepisce stipendio da almeno due mesi". Le prospettive del ristorante, almeno sulla carta, non sembrano pessime. Tre sale, cento coperti a cose normali che dovranno necessariamente scendere di numero. "Ma abbiamo tanto spazio da poter garantire un posto a molti clienti", dice una dipendente.

BAR "ZANZIBAR"

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"Aperitivi sì, ma ognuno col suo piatto dei salatini"

Flaconi di gel disseminati ovunque e un grande spazio all’aperto, coperto da una tettoia che rende lo Zanzibar di Saline uno dei luoghi con più possibilità di ripartenza positiva dopo la riapertura di lunedì. «Siamo rimasti chiusi da marzo – dice il titolare Roberto Dell’Omo – e ora siamo ripartiti abbastanza bene. Il primo giorno, dal pomeriggio in poi ci sono stati tanti ragazzi che hanno anche fatto l’aperitivo, ognuno col suo bicchiere e il piattino dei salatini. Semmai, mancano gli anziani che giocavano a carte a ogni ora del giorno e della sera. Credo che abbiano ancora paura di uscire di casa. Ma sono convinto che, col tempo, capiranno che siamo ben organizzati per cercare di evitare problemi col contagio".

MERCATO DI SALINE

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"Non molliamo, troppi impegni da rispettare"

Il mercato di Saline è, in teoria, il primo a ripartire a ranghi completi. Martedì 19 maggio la prima giornata ma, a differenza delle circostanze normali in cui ci sono almeno sei banchi, sono solo due i commercianti ambulanti a presentarsi nella piazza a ridosso di via Massetana. Uno di questi è Maurizio Costa, ponsacchino, con la sua rivendita di abbigliamento da donna. Il suo è uno sguardo che parla di giornate a fare i conti per capire se era il caso di andare avanti oppure no con un’attività cominciata nel 1995. "Abbiamo troppi impegni da rispettare per smettere – dice Costa –. Proviamo a vedere come va, anche se penso che in un mercato all’aria aperta ci siano meno problemi per il contagio. Più difficile capire come andrà dal punto di vista economico, perché le incognite sono davvero tante".

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