Il presidio
Come il primo giorno di scuola tra riscatto e commozione
La tanto attesa campanella, dopo tre mesi, suona per bar, parrucchieri, estetiste, negozi di abbigliamento, gioiellerie e altri settori di vendita al dettaglio
PONTEDERA
Per tanti il ritorno al lavoro è come il primo giorno di scuola. L’emozione non manca, c’è voglia di progetti nuovi. La prima campanella, dopo tre mesi, suona per bar, parrucchieri, estetiste, negozi di abbigliamento, gioiellerie e per altri settori di vendita al dettaglio. Per la prima volta apre la porta del suo nuovo negozio di parrucchiere, tra guanti, mascherine e igienizzanti, Salvatore Porcu, 33 anni, di Pisa. «Dovevo aprire prima del Covid, oggi apro per la prima volta. Un’emozione grande, ho realizzato uno dei miei sogni, quello di avere un negozio tutto mio», ci accoglie con il sorriso nella nuova attività che ha aperto in piazza Duomo.
Il sindaco Matteo Franconi e il vicesindaco Alessandro Puccinelli non mancano di andare a salutare i commercianti. «In bocca al lupo alla boutique Divo, che torna al lavoro con un negozio molto più grande», è l’augurio del vicesindaco. Franconi, parlando con alcuni negozianti, annuncia un intervento del Comune per favorire lo shopping e incentivare il commercio in città. «Su 50 euro di spesa, 10 li mette il Comune». Un’operazione ancora tutta in divenire.
Ma la ripartenza, nella massima incertezza sui protocolli, avviene all’insegna della ricerca dei dispositivi di protezione. «È una vergogna, i guanti non si trovano – si sfoga Gloria Matteoli – per fortuna che li avevo in casa. Abbiamo saputo solo domenica sera che dovevamo dare i guanti ai clienti». Stessa difficoltà per Aircolor che, pur avendo tutti i dispositivi richiesti, conferma che si è scatenata una vera e propria caccia ai guanti. «A noi è stato detto che i guanti vengono bloccati alla frontiere», afferma la titolare, Ylenia Speranza. «L’emergenza sanitaria ci ha lasciato un’altra eredità: l’assenza di guanti monouso. Siamo davvero preoccupati e parlo del comparto socio-sanitario, dell’assenza di Dpi così importanti quali guanti in nitrile e in lattice, oggi introvabili. I fornitori ripetono la stessa cosa: sono bloccati in dogana», dice Piero Iafrate, direttore della Rsa “Giampieri” di Ponsacco e la sua esperienza, anche se arriva da un altro settore, conferma quella dei negozianti. «Tutto questo contrasta con gli ultimi decreti della presidenza del Consiglio, dove si dice che le protezioni per le mani in alcuni ambienti sono obbligatorie. Non parlo solo a nome della struttura che dirigo (che grazie alle scorte siamo giunti fino ad oggi senza accusare il problema), voglio farmi portavoce di tutte le Rsa, associazioni di volontariato e strutture commerciali che ogni giorno denunciano questa carenza». I guanti monouso sono diventati come l’oro. «Siamo stati costretti a rivolgerci a Internet. Prezzi improponibili: per una scatola di 100 pezzi che prima costava 3 euro oggi si chiedono 14/18 euro. Anche nei negozi specializzati i prezzi non si discostano dai 14 euro». In tanti chiedono un intervento immediato delle istituzioni per tenere sotto controllo i prezzi. «Non è possibile speculare com’è stato fatto sinora su Dpi (mascherine, camici e guanti) in un momento in cui la vita delle persone dipende proprio da tali forniture», dicono alcuni commercianti. La ripartenza non è certo all’insegna degli affari. «Molti entrano, guardano, c’è ancora un po’ di paura», dicono da “Civico 99”, in corso Matteotti. —S.C.
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