Il Tirreno

Pontedera

la ripartenza in valdicecina 

Sos delle strutture ricettive «Meno tasse e regole chiare»

Nilo Di Modica
Sos delle strutture ricettive «Meno tasse e regole chiare»

È l’esito dell’indagine del Consorzio turistico su 40 attività tra alberghi e agriturismi Preoccupano sanificazioni e tutela dei clienti, alcuni non sanno se riaprono nel 2020

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VOLTERRA

Una situazione di forte difficoltà, ma alla quale si va incontro con tanta voglia di ricominciare e tentando con tutte le forze di mantenere il proprio personale qualificato e le professionalità “storiche”. Questo il quadro statistico che emerge da un’indagine conoscitiva sulle strutture ricettive dalla Valdicecina promossa in queste settimane dal Consorzio Turistico Volterra Valdicecina. Un campione di 40 fra alberghi, agriturismi ed altre strutture situate prevalentemente fra Volterra (50%), Pomarance (37,5%), Castelnuovo (2,5%) e Montecatini (5%) utile per farsi un'idea di quanto la crisi da Covid-19 si stia abbattendo sul settore, ma anche per capire possibili sbocchi e piani di sviluppo.

Informazioni

Sul livello di conoscenza delle procedure da adottare per la riapertura la maggior parte (72,5% del totale) dice non ritenersi informato, con alcune differenze: più informati sono gli alberghi (62,5%) rispetto ad agriturismi (15,4%) e le altre strutture (33,3%). All’unanimità chiedono più nozioni.

Difficoltà e aiuti

Interrogati sulle complicanze della fase, la gran parte lamenta scarsa redditività aziendale (75%) o denuncia problemi sul fronte della sanificazione degli ambienti (70%); seguono quelle sulla tutela della sicurezza degli ospiti (57,5%), la mancanza di liquidità (52,5%) e gli investimenti da effettuare (45%). Meno preoccupazioni desta il mantenimento delle distanze fra i clienti (30%). Se gli si chiede cosa vogliono, anche qui i protagonisti del settore hanno le idee chiare: su tutto procedure certe e definite (87,5%) e riduzione dei tributi locali (75%), poi consulenze (35%) e finanziamenti agevolati (22,5%), maggiormente richiesti dagli alberghi.

Personale

Sugli interventi nell’organizzazione del lavoro negli agriturismi più che altrove si ricorre alla non assunzione di lavoratori stagionali (60%) piuttosto che alla cassa integrazione (secondo scelta). Viceversa negli alberghi, strutture più a rischio con apertura annuale, gli interventi sono più forti. Scarsa ovunque la propensione al licenziamento (5%)

Riapertura

Alla domanda secca “pensi di riaprire nel 2020?” l’82,5% risponde “Sì”, il 15% non lo sa e il 2,5% no. Si dividono maggiormente se gli si chiede quando: entro giugno (51,5%), luglio (30,3%), agosto (15,2%), settembre (3,0%). Fra questi, gli agriturismi sono quelli che più puntano a riaprire nella prima metà della stagione estiva. Altro elemento positivo è rappresentato dal fatto che anche fra coloro che non pensano di riaprire entro l’estate, nessuno ipotizza di cessare o riconvertire l’attività, mentre il 71,4% guarda con speranza al 2021. Il 28,6 non ha deciso

Il turismo che verrà

Se provano a immaginare la natura del turismo prossimo venturo, gran parte degli attori del settore ipotizza viaggiatori prevalentemente italiani (85%) e toscani (40%); poche speranze su europei (37%) e internazionali (5%). Un turismo in pratica già tipico di quest’area, fatto di famiglie e di giovani e meno degli over 65, più a rischio-coronavirus. Secondo gli intervistati, i turisti preferiranno forme di viaggio maggiormente adeguabili alle nuove condizioni: turismo legato alla natura (87%) e ai cdentri minori (67,5%). Settori quindi sui quali riflettere in vista di politiche di sviluppo, che dovranno puntare ad intercettare i nuovi turisti che, forzatamente, dovranno orientarsi sul prodotto “Italia”. —

Nilo Di Modica

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