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«Lascio dopo 16 anni per l’età, gli acciacchi e l’isolamento da coronavirus»

Andreas Quirici
«Lascio dopo 16 anni per l’età, gli acciacchi e l’isolamento da coronavirus»

Manghetti presenta le dimissioni da presidente della banca «È la vita, bisogna sapere quando passare la mano»

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VOLTERRA

«Serie ragioni di salute, in uno con l’età di oltre 80 anni, mi hanno spinto, nell’interesse della banca, a rassegnare le dimissioni. Ci tengo comunque a confermarvi che non sono contagiato dal coronavirus (finora, ringraziando Dio)». Comincia così la lettera che sancisce la fine di un’era alla Cassa di risparmio di Volterra. Giovanni Manghetti, da sedici anni alla guida dell’istituto di credito, ha salutato i dipendenti annunciando, appunto, le dimissioni.

Motivi di salute, età avanzata e fatica a prendere il treno ogni lunedì da Roma per arrivare a Volterra e fare ritorno nella capitale, dove abita con la famiglia. Questi i motivi che da due anni lo stavano convincendo a passare la mano. «Col coronavirus è arrivata la decisione definitiva – dice l’ormai ex presidente –. Da tre mesi sono rinchiuso in casa. Questa situazione mi ha tolto la voglia di continuare e ho deciso di fare un passo indietro».

Originario di Pomarance, Manghetti è partito per Roma con l’obiettivo di studiare e lì è rimasto. Prima al Monte dei Paschi di Siena, poi ispettore dell’Istituto per la ricostruzione industriale (Iri), successivamente insegnante di ragioneria alle scuole superiori e di rischi bancari all’Università Luiss. «Ho guidato anche una task force internazionale per la scrittura dei princìpi di vigilanza assicurativa – ricorda Manghetti, che resterà comunque nel consiglio d’amministrazione –. Una gran bella esperienza con riunioni in tutto il mondo, l’ultima delle quali a Singapore».

E ancora, presidente dell’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni private e di interesse collettivo (Isvap) prima di approdare alla presidenza della Cassa di risparmio di Volterra, allora commissariata e bisognosa di una robusta svolta. «Sono stati anni difficili – sottolinea ancora – tra cui anche il tentativo di essere inglobati dalla Cassa di risparmio di San Miniato e perdere, così, l’autonomia. La scelta fu di resistere e la storia recente ci ha dato ragione».

«Ma questa è la vita», come ricorda il presidente scrittore, autore di libri su finanza, economia, romanzi e inchieste (l’ultima è “Mama donde”, libro in stampa sulle storie di bambini di un istituto colombiano destinati all’adozione e tutte le problematiche legate a questo delicato argomento). «Bisogna capire quando è ora di passare il testimone – prosegue –. Ho amato Volterra e ho ricevuto tanto affetto. Per la città ho fatto tanto, compreso l’ospedale in cui, insieme alla Fondazione, abbiamo investito per acquistare macchinari utili e innovativi, ma senza l’appoggio della Regione».

Dopo oltre 16 anni di impegno nella Cassa si può immaginare quale possa essere il suo stato d’animo: «Tristezza ma anche, nel contempo, riconoscenza agli organi istituzionali che hanno creduto in me, al direttore generale e ai dirigenti, ai dipendenti che sono stati nei momenti difficili sempre vicini all’azienda, alla città tutta, al territorio con le sue istituzioni pubbliche. Ma questo è, per usare le parole di un grande psichiatra, il fiume della mia vita, la cui acqua ha bagnato a lungo la Cassa ma che ora appare necessario scorra altrove. Continuerò peraltro, dall’interno del consiglio, a essere vicino all’azienda anche per portare a conclusione la tela che si sta tessendo per rafforzare la Cassa».

Il testimone è un simbolo del futuro della banca. Quello di Manghetti è raccolto da quello che fino a ieri era il suo vice, Giorgio Ghionzoli, mentre il consigliere Sergio Volterrani diventa vice presidente.

«Il momento è cruciale – aggiunge Giovanni Manghetti –. La banca deve proseguire il rafforzamento, come ho detto ai dipendenti che ho elogiato per aver lavorato anche fino a mezzanotte pur di aiutare il territorio. Dobbiamo trovare un partner forte che ci aiuti. L’operazione è riservata, ma siamo a buon punto. E, in tutto questo, la Fondazione dovrà diminuire la propria presenza nel nostro istituto. Passaggi difficili, ma ce la faremo». –

Andreas Quirici

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