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Ciao Aldo, il Cavaliere dietro al bancone che stregava tutti con merende e ponce
Ha trasformato la storica bottega di famiglia in meta di comitive a caccia di sapori genuini in un’atmosfera familiare tra partite a carte, prosciutto e gotti di vino: «È rimasto chiuso un solo giorno, quando passò il fronte». Aveva 96 anni
pane e umanità
Una merenda lunga 140 anni. Dal 1880 pane, prosciutto e ponce prelibato. Un luogo d’altri tempi, custode di memorie degne di un museo. Ricco di umanità e gentilezza. Quella bottega aveva vissuto solo un solo giorno di chiusura, durante la seconda guerra mondiale. «Il giorno della ritirata dei tedeschi. Poi mi vennero a chiamare gli americani. “Ehi, paisà. Vieni ad aprire”. Era cambiato il mondo».
Raccontava così Aldo Giannini, sempre presente dietro al bancone del suo bar-tabacchi “Dar Giannini 1880” a Villa Saletta. Uomo dalla gentilezza unica, insignito del titolo di Cavaliere della Repubblica nel 2011. Aldo se ne è andato a 96 anni nella casa di Villa Saletta proprio sopra la bottega che lo aveva visto, insieme alla moglie Libera e alle figlia Grazia, sempre al lavoro. «Ho giocato e scherzato sul letto con lui fino al pomeriggio del 12 maggio, poi all’alba del giorno dopo babbo ci ha lasciato – racconta la figlia Grazia –. Durante la quarantena per l’emergenza coronavirus mi chiedeva spesso se ci fossero clienti in attesa. Io gli spiegavo che non potevamo stare aperti con il bar. Come quando ci fu l’epidemia di Spagnola, che tramandato a lui nei racconti dei suoi genitori e dei suoi nonni era sempre nitido. “Allora ci saranno tanti morti? ”, mi diceva preoccupandosi di questa situazione».
Il pensiero “Der Giannini” era sempre per gli altri. La sua vita era la bottega. «Mi diceva di essere praticamente nato in bottega e ricordava quell’unico giorno di chiusura al passaggio del fronte durante la seconda guerra mondiale. Il locale, per molti sfollati di guerra, diventò il riferimento per le persone di Villa Saletta e di Palaia – racconta ancora la figlia di Aldo –. Superato questo momento di difficoltà per il Covid-19 io riaprirò. Ho approfittato di questi mesi di chiusura per godermi i momenti con i miei genitori, anche se passare il 25 aprile e il 1° maggio senza le merende con i clienti che arrivavano da tutta la Toscana ci ha fatto male. Per questo “Ir Giannini” non chiuderà».
La storia inizia con la nonna di Aldo, Elisena Catarsi che saliva sul colle di Villa Saletta da Capannoli. È il 1880 e, in America, Thomas Edison apre la prima fabbrica di lampadine a incandescenza nella storia. Elisena è donna pratica e con tanta lungimiranza. Capisce che a Villa Saletta, zona dove ci sono tanti contadini, c’è bisogno di un bel punto ristoro. Magari dove fare un po’ di spesa o semplicemente per bere un gotto di vino o un caffè.
L’attività continua con la figlia Algerinda Lapi che aggiunge i prodotti tipici del territorio: vini, prosciutti, formaggi, biscotti e liquori tutti a chilometro zero. Testimone raccolto, poi, da Aldo. Che si sposò con Libera il 28 aprile 1951. Memorabili i panini buoni e genuini, tra baccelli e prosciutto, oppure salame, finocchiona pecorino e pane casalingo. Ovviamente bagnato da un bicchiere di vino, con la degna conclusione a base di ponce. Proprio a prosciutto e baccelli è legato il ricordo di Aldo Giannini anche del primo cittadino di Palaia, Marco Gherardini.
«Aldo è un’istituzione per tutta la Valdera, ma la sua “fama” andrà anche oltre la Toscana. Purtroppo ci ha lasciati in un momento di emergenza sanitaria e non ci sarà occasione di salutarlo come vogliamo e come Aldo meriterebbe – racconta Gherardini –. Quando ero piccolo i miei genitori coltivavano un po’ di baccelli, quelli che il 25 aprile e 1° maggio portavamo alla bottega di Villa Saletta e che erano alla base delle merende di quel periodo. Aldo è sempre stato una persona amabile, garbato, cordiale, giustamente orgoglioso della propria famiglia e della storia del proprio paese. Un pezzo di storia della comunità che se ne va per sempre».
Una delle passioni che in pochi conoscono di Aldo Giannini erano i motori. In particolare per un modello di moto inglese fondata a Birmingham, in Inghilterra, nel 1861, che ha chiuso nel 1973. Mentre “Ir Giannini” è andato avanti, sfidando anche il passare del tempo e il cambiare del mondo fuori da quel locale.
«Babbo aveva una moto della Bsa, sigla che sta per Birmingham Small Arms Company. Una passione che ha trasmesso anche a me – conferma la figlia Grazia –. In realtà lui diceva che la sigla stava per altro, ovvero “basta saperci andà”». Nel 2011 arriva anche il riconoscimento come Cavaliere della Repubblica. «Però è senza cavallo», disse la moglie Libera scherzandoci subito sopra. Riprendendo un bel cartello al bancone del bar.
«Se hai furia, hai un bel cavallo». Uno delle tante frasi appese sulle pareti di questo negozio-monumento. Di riconoscimenti, però, Aldo Giannini e la sua famiglia ne avevano ricevuti tanti.
Uno è su una pergamena, con al centro la medaglia d’oro che la Camera di Commercio conferì a sua madre, Algerinda Lapi, nel 1974. E da alcuni anni “Dar Giannini” si faceva a fette non solo il prosciutto, ma anche l’italiano. «Qui in bottega si sentono dire cose che ci fanno ridere per giornate intere. Allora è nata l’idea di appuntarle, queste invenzioni misti a strafalcioni della lingua italiana. Così ne resterà memoria». Diceva Aldo qualche anno fa. E in effetti di strafalcioni ne sono venuti fuori a decine. Dalla “spina dorsale” trasformata nella “pina del sale”, passando per il pericoloso “colesterolo” diventato “polisterolo”. E poi un appunto di un cliente, non si sa da dove arrivasse, che chiamò la “merenda” il “bisigno”. «Lavoreremo per fare una sorta di corale di tutti i ricordi di Aldo e dei suoi clienti, che andavano da lui per giocare a carte, per una merenda o per un semplice caffè – conferma il sindaco di Palaia Gherardini –. Con la famiglia prepareremo qualcosa di speciale, appena questa emergenza sarà finita ci sarà il tempo e il modo per celebrarlo nel modo migliore». —
alessandro bientinesi
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