Il Tirreno

Pontedera

le intercettazioni delL’inchiesta “Vello d’oro 2” 

Dentro le “scatole gioiello” mazzette di soldi illeciti

S.C.

Il ruolo dell’imprenditore Stellitano e delle sue aziende “cartiera” con sede a Santa Croce sull’Arno al centro delle nuove indagini sul riciclaggio del denaro sporco

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SANTA CROCE

Dalle amicizie vicine all ’ndrangheta alla camorra: il meccanismo per riciclare il denaro illecito e trasferirlo ad alcune aziende di Santa Croce sull’Arno passa sempre da società “cartiera” aperte per emettere fatture per operazioni inesistenti. Come era successo per la prima inchiesta di “Vello d’oro” del 2018 con quattordici indagati, anche nell’indagine di cui è stata data notizia l’altro giorno e che si è chiusa con due arresti e 18 indagati, il principale intermediario risulta Cosma Damiano Stellitano, imprenditore calabrese, residente a Sovigliana di Vinci, amministratore delle società Unipel e Cromopel con sede dichiarata a Santa Croce sull’Arno. Due società fantasma, aperte con questo scopo.

I carabinieri e la Dda di Firenze hanno messo a fuoco i passaggi di un altro sistema di fornitura di denaro contante in favore degli stessi imprenditori toscani che erano finiti sotto inchiesta nel 2018 e in larga parte sono coinvolti in questa seconda tranche dell’inchiesta, “Vello d’oro 2”. Modalità uguali ma con il coinvolgimento anche di soggetti diversi. Non più i calabresi ma i due napoletani arrestati l’altro giorno, Ciro Taglialatela e Vincenzo Bocchetti. Quest’ultimo in modo particolare è stato intercettato più volte durante i suoi viaggi in Toscana, quando veniva a consegnare il denaro a Stellitano. «Siamo sicuri che sono tranquilli?», gli chiede in un’occasione l’imprenditore di Sovigliana prima di ricevere i contanti, «tutti in pezzi da cinquanta». La risposta, a quanto risulta, non lo aveva indotto a rinunciare alle operazioni. L’imprenditore, osservano gli inquirenti, sa che Bocchetti vende denaro sotto la copertura di false fatture di vendita di merce per il settore conciario.

Nelle conversazioni telefoniche gli indagati usano un linguaggio convenzionale, parlano di “mazzette colori” o di “cartelle colori” che poi nel proseguo della telefonata si trasformano in “2.800 piedi di quel colore” per riferirsi ai soldi.

Bocchetti svolgeva lo stesso servizio di fornitura di denaro anche a clienti diversi da quelli procurati da Stellitano, che ancora non sono stati individuati. La consegna dei soldi avveniva in orari concordati tra i vari interlocutori e a volte anche attraverso ditte di spedizionieri e in quel caso potevano usare anche altre espressioni: “Vedi, sono due buste, allora sono 3.100 colori a lato”.

Le consegne venivano ribattezzate anche “ordini” e “bustine”. I numeri servivano a indicare le somme che c’erano nelle buste. Ovviamente gli spedizioneri erano compiacenti e ricevevano una percentuale. «Se io non salgo e ti serve qualcosa, ti mando una busta con i campioni dentro...» e così «vai a ritirare le pelli più la mazzetta vicino», così si accordavano i due indagati. Se c’era da parlare delle provvigioni pattuite o da recuperare il denaro dai corrieri parlavano anche di “scatole gioiello” o “scarpe preziose” che niente avevano a che fare con la merce descritta.

Le accuse degli indagati sono riciclaggio, impiego di denaro di provenienza illecita ed emissione di fatture per operazioni inesistenti. Gli arrestati lavoravano per le ditte Brupel e World Pellami di Casavatore, a loro spettava di trasferire, con varie operazioni, il denaro da riciclare, finito alle concerie toscane. Oltre a Stellitano tra gli indagati ci sono nomi già coinvolti nella precedente inchiesta: Andrea Iavazzo (1953, fucecchiese residente a Pistoia), Maurizio Sabatini (1960, di Santa Croce), Lina Filomena Lovisi (1985, Santa Croce), Giovanni Lovisi (1954, Santa Croce), Francesco Lovisi (1959, Fucecchio), Marco Lami (1959, Santa Croce) e Filippo Bertelli (1969, Empoli). —S.C.

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