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Pontedera

un incubo lungo oltre un anno  

L’odissea dell’aspirante pensionato: «Io, vittima di errori e burocrazia»

Nilo Di Modica
L’odissea dell’aspirante pensionato: «Io, vittima di errori e burocrazia»

Tra età e contributi Paolo è ormai a “quota... 106”:  «Mi hanno anche fatto pagare per sbaglio ulteriori contributi»

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CASTELFRANCO. «Volevo solo andare in pensione...mi sento abbandonato». Era una domanda semplice quella che Paolo Del Bino, castelfranchese per anni titolare di un locale a Bientina, doveva fare all'Inps ormai un anno fa, nell'aprile del 2019. Pratica di pensione «dopo 43 anni di onorato servizio», dopo la quale avrebbe potuto cedere il posto e la titolarità alla moglie. Qualcosa che fin da subito, complice la burocrazia, ha assunto le dimensioni di una piccola odissea fra uffici, mail, estratti conto e anche un bel po' di soldi.

«Avevo deciso finalmente di andare in pensione, dato che già non c'ero riuscito dieci anni prima, quando entrò in vigore la Fornero – racconta –. Il piano era semplice: chiudere la partita Iva, cedere la titolarità dell'attività a mia moglie, della quale una volta in pensione sarei diventato coadiuvante familiare. La cessione è avvenuta a metà aprile, insieme alla domanda di pensione, ma subito cominciano i problemi sulla iscrizione come collaboratore di mia moglie. Secondo gli uffici io mi sarei iscritto e disiscritto, secondo un calendario che peraltro ha del surreale: iscritto il 24 aprile, cancellato il 23».

Un piccolo errore, al quale però è seguita un'assurda catena. «Ad agosto non mi era ancora arrivato niente e dall'Inps mi dicono che secondo i loro dati, proprio da agosto dovrei risultare in pensione, ma mancano 15 settimane di contributi. Esattamente quelle che intercorrono da aprile, data della cessione. Volendo chiudere la questione decido di pagare». Passano i mesi. «Dopo il pagamento, l'Inps mi avverte che non essendo più partita Iva da mesi, quei contributi non dovevano essere pagati. Me li restituiranno, pare, in detrazione dalle tasse». Intanto della pensione neanche l'ombra. «Qualcuno in febbraio, rimandandomi nuovamente indietro la domanda di pensione, ha la bella idea di allegarci dei bollettini, ancora una volta per un ammanco nei miei contributi. Pago ancora – spiega –. Qualche tempo dopo vien fuori che si trattava di bollettini specifici per i contributi volontari, quindi non andavano bene. Di questi ultimi soldi non ho più saputo niente». Si arriva a primavera 2020 e ancora non ci sono novità. Paolo, insieme alla moglie decide di chiudere il locale ed aprire una pizzeria a Capannori. «A quel punto ci si mette la pandemia – commenta, sarcastico –. Inauguriamo a fine aprile, con l'asporto, in pieno lockdown». Ma ancora, niente pensione. «Per mantenere le finanze in ordine ho dovuto vendere la casa di mio padre. Chiunque può immaginare che tipo di sacrificio rappresenti – racconta, sconsolato –. A 62 anni suonati sono tutti i giorni alla bocca del forno delle pizze, ora anche con mascherina, facendo solo asporto. Gli anni di lavoro sono diventati 44, ho speso 3mila euro aggiuntivi che non dovevo pagare e fra Inps, Inail, patronati, sindacati e uffici nessuno mi sa dire come mai ancora non ricevo la pensione»». —

Nilo Di Modica .

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