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Piaggio, 2020 in salita per colpa del Covid
Primi tre mesi difficili per il Gruppo di Colaninno che si dice «fiducioso per il futuro». In vista possibili incentivi dal governo
PONTEDERA
«Sono fiducioso, non può che essere così». Roberto Colaninno, presidente del Gruppo Piaggio, chiude in questa maniera il commento alla trimestrale presentata ieri e, fatalmente, influenzata dal coronavirus. I numeri sono in perdita. E non poteva essere altrimenti (anche se ci sono alcuni spunti di ottimismo come le vendite del “treruote” Mp3 e degli scooter negli Usa, per esempio). Ma il bicchiere mezzo pieno è dato proprio dalle parole del presidente: «Nonostante la tremenda situazione dovuta dalla pandemia, il Gruppo Piaggio ha superato l’esame del primo trimestre e investe sul futuro pensando a una mobilità sostenibile, tecnologica e al servizio delle persone oltre che al trasporto delle merci. L’anno 2020 è sicuramente complicato ed è difficile avere certezze, ma ogni decisione viene e verrà ponderata attentamente per mantenere ratios patrimoniali adeguati».
I primi tre mesi sono andati male, ok. Ma poteva andare peggio come, per esempio, un lockdown nel periodo di picco commerciale, invece che nei mesi di tradizionale basse vendite come, in realtà, è avvenuto. Lo stop produttivo e la chiusura dei rivenditori dal 23 marzo al 3 maggio hanno comportato lo stallo. Piaggio ha acquistato materiali e semilavorati, ottenendo un indebitamento finanziario netto di 548,6 milioni contro i 476,4 milioni del primo trimestre dell’anno scorso e i 429,7 milioni di fine 2019. In questo contesto, i ricavi consolidati nei primi tre mesi del 2020 sono stati di 311,4 milioni, in contrazione del 10%; l’utile netto è stato positivo per 3,1 milioni, mentre un anno fa era di 7,8 milioni; il margine industriale è stato di 88,1 milioni contro i 103,9 del primo trimestre 2019.
Anche i veicoli venduti sono calati: 117.100 quelli immatricolati da gennaio a marzo quest’anno (140.400 le vendite effettuate nella prima parte dell’anno scorso). Le due ruote perdono il 9,7% di venduto (-33% in Italia, -33,5% in India)e il 7,9% di fatturato. Di contro ci sono il +5,5% per i volumi e il +4,5% per il fatturato registrato negli Stati Uniti e i risultati nell’Asia Pacific (+3,5% di vendite e +4,8% di fatturato) con Vespa che ha segnato un + 5,6% di fatturato, così come per l’Mp3 e Medley che ha ottenuto un +24%.
Un quadro con più ombre che luci. Ma che ha presupposti incoraggianti. Primo perché la ripresa è arrivata a maggio e, quindi, nel pieno periodo delle vendite di scooter. Secondo, perché la pandemia sembra aver suscitato la voglia di acquistare mezzi a due ruote per spostarsi evitando così i mezzi pubblici, dove la distanza sociale è difficile da mantenere. Terzo, perché è molto probabile che, per agevolare l’attività produttiva e commerciale delle imprese come Piaggio, il governo stabilisca incentivi per le due ruote. Senza contare i veicoli commerciali che, a fronte di una sostanziale perdita nel primo trimestre, subirà un input importante entro la fine del 2020 con la commercializzazione del nuovo Porter in partnership con i cinesi di Foton.
E, a quel punto, i conti del Gruppo di Roberto Colaninno potrebbero davvero tornare a essere in perfetto ordine, malgrado il coronavirus. —
andreas quirici
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